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Tra poco saranno passati quattro mesi dalle elezioni tedesche del 24 settembre scorso e ancora non c’è un governo sicuro all’orizzonte.

Il 2017 è stato un anno in cui la ripresa registrata inequivocabilmente dagli indicatori economici, in misura anche più consistente delle previsioni, non è riuscita ancora a incidere in modo decisivo nella vita delle persone e delle famiglie

Si conferma ogni giorno di più l'allarme lanciato da papa Francesco sulla "terza guerra mondiale a pezzi", in corso ormai da tempo e oggi in forte accelerazione.

La “Dichiarazione di Roma”, sottoscritta all’unanimità dai Ventisette Capi di Stato e di governo dell’Ue, il 25 marzo 2017, non è la prima nella storia dell’Unione europea, ma potrebbe contribuire ad infletterne il futuro.

Compirà settant’anni nel 2019, non sembra vicina alla pensione ma un tagliando di revisione è nell’aria, difficile dire se per rafforzarla o per ridurne la capacità operativa in Europa.

L’Unione europea sembrava in coma ancora fino a pochi giorni fa, né sembravano segni di risveglio politicamente significativi i reiterati richiami al rigore nelle finanze pubbliche, come appariva la richiesta di Bruxelles all’Italia di una manovra correttiva di 3,4 miliardi di euro.

Qui sta il bivio: cancellarli, magari inventandosi qualcos’altro? O riformarli, come intende fare il Governo e come sollecita la Cisl?

Non è azzardato prevedere che l’insediamento alla Presidenza USA di Donald Trump segni una fase di rottura nella politica del suo Paese e che qualcosa di analogo possa avvenire per il resto del mondo e per l’Europa.

Succedeva ogni due anni e mezzo, questa volta il turno di presidenza al Parlamento europeo si conclude dopo cinque anni con la partenza del socialista tedesco Martin Schulz e la sua successione, per la prima volta, non è stata concordata tra i due principali gruppi politici a Strasburgo, quello dei popolari europei (PPE) e quello dei socialisti e democratici (S&D). È una novità non da poco e merita di essere raccontata, insieme con l'evoluzione del Parlamento europeo nella storia del processo di integrazione continentale.

L’oroscopo economico italiano prevede un 2017 migliore dell’anno appena trascorso: di poco, ma dovrebbe essere più positivo

Per chi fosse superstizioso almeno una cosa è rassicurante: il 2017 non è un anno bisestile, come quello appena terminato. Potrebbe valere anche per l’Europa, ma è l’unica fragile rassicurazione che si può dare per l’anno che viene.

Passano i mesi, passano gli anni e di questo passo la fine della più straordinaria avventura politica del secolo scorso, quella del “miracolo” del processo di integrazione europea avviato all’inizio degli anni ’50, rischia il tramonto.

Ci sono in attività oltre 400 istituti, non pochi. Circa un decimo non gode di grande salute. La politica e le istituzioni preposte non hanno saputo affrontare con i metodi giusti problemi complessi. Così si finisce per chiedersi, come ha recentemente fatto papa Francesco, come mai si gettano tanti soldi nelle banche, e così pochi per salvare vite umane. E gettare è il verbo giusto: un falò di miliardi di euro, di migliaia di posti di lavoro, di risparmi e investimenti, di tantissimo credito all’economia… e siamo più o meno fermi al novembre 2015