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27-02-2008 Villafalletto
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| Bullismo, imparare a conoscerlo
per riuscire a combatterlo meglio |
Genitori, insegnanti e operatori scolastici mercoledì 20 febbraio erano presenti alla serata “Bullo non è bello: a chi piacciono i bulli?”, organizzata dall’Istituto comprensivo “B. Vanzetti” nell’ambito del progetto sul bullismo.
“Quest’anno i nostri ragazzi dalla scuola dell’infanzia alle Medie - ha spiegato il dirigente scolastico Costanzo Fissore nell’introdurre la serata - hanno incentrato sul bullismo il tema del calendario 2008. Abbiamo fatto la scelta di approfondire questo tema con l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi su un fenomeno spesso sommerso, ma comunque presente nell’ambito scolastico. Riteniamo, infatti, che informare gli alunni sia utile per prevenire ogni forma di prepotenza tra ragazzi per aiutarli a stare bene a scuola. Questa serata serve affinché noi educatori, tutti insieme, conosciamo meglio il fenomeno del bullismo per prevenirlo e riconoscerlo”. Fissore cede la parola alla psicologa Alessandra Giurranna, docente e responsabile dell’area Child protection della Juventus university. “L’Italia - esordisce la psicologa - spesso in coda in temi sociali, economici e culturali nel campo del bullismo, purtroppo, a livello europeo ricopre il primato per il numero di casi persecutori presenti tra adolescenti”.
Ma cos’è il bullismo? Chi è il bullo e chi la vittima? A queste domande e alle strade da percorrere per riconoscere e contrastare questo fenomeno risponde con estrema chiarezza la psicologa.
Cos’è il bullismo
Il bullismo è una forma di prepotenza ripetuta e continuata nel tempo da una o più persone nei riguardi di una vittima. Rappresenta un sistema di relazioni concatenate e dinamiche che coinvolgono più persone.
Sono tre gli elementi fondamentali che caratterizzano l’atto del bullismo. L’intenzionalità: comporta che il bullo perseguiti la sua vittima per dominare, spesso senza provare empatia e non riconoscere il male che provoca. L’assimmetria di relazione: non solo di potere, ma anche di età, sesso e numero di persone coinvolte. Infine la persistenza nel tempo, anche se a volte basta un solo episodio per creare danni gravissimi.
Chi riguarda
Coinvolge, seppur in modo diverso, sia maschi che femmine dai 6 ai 16 anni. Spesso crescendo il “piccolo bullo” si trasforma nel mobber del futuro trasferendo questo comportamento nel mondo del lavoro, dove si parla di mobbing (fenomeno di prevaricazione interno all’ambiente di lavoro).
Bullismo diretto
e indiretto
Il bullismo può essere diretto o indiretto. Il bullismo diretto è più visibile e consiste nel picchiare, minacciare, insultare,... e si manifesta maggiormente tra maschi.
Il bullismo indiretto si gioca più sul piano psicologico, meno visibile e più difficile da individuare, ma non per questo meno dannoso per la vittima. Esempi di bullismo indiretto che sono maggiormenete perpetuati dalle femmine: esclusione dal gruppo di coetanei, isolamento, smorfie, gesti volgari, diffusione di pettegolezzi, calunnie...
Chi coinvolge
La spirale del bullismo non coinvolge solo il bullo e la vittima, ma spesso l’intera classe viene risucchiata in questo meccanismo partecipando come spettatrice silenziosa e complice della situazione.
Il bullo dominante è colui che compie la prepotenza per bisogno di dominare, ricerca di autoaffermazione, difficoltà nel rispettare le regole e incapacità a identificarsi con la vittima. Il bullo gregario rinforza il comportamento del bullo dominante e ne esegue gli ordini.
La vittima è per lo più un soggetto calmo, sensibile, fragile e spesso anche ansioso e insicuro. Esistono due tipologie di vittime: la vittima passiva che se attaccata si sottomette; la vittima provocatrice che reagisce all’azione e spesso viene definita “bullo-vittima”.
Lo spettatore silenzioso segue complice l’azione senza intervenire per timore di diventare vittima del bullo.
Conseguenze
È estremamente sbagliato ridurre e minimizzare questi comportamenti. Non sono cose da ragazzi che vanno sminuite o superate secondo la legge “occhio per occhio”, ma sono comportamenti che causano, nella vittima come nel bullo, conseguenze anche pesanti nell’età adulta. Anche se maggiori ripercussioni le possiamo trovare nella vittima che spesso manifesta problemi legati alla salute, al ruolo sociale e all’identià personale subendo perdite relazionali.
Come contrastare
il fenomeno
Il bullismo va innanzitutto riconosciuto dagli educatori che hanno il compito di saper leggere i dettagli e soprattutto sorvegliare i luoghi generalmente poco controllati come corridoi, cortili dove si perpetuano più spesso atti di bullismo. Anche lo scuolabus molto spesso è un luogo privilegiato dal bullo; sta all’adulto intervenire e mettere fine a questi comportamenti devianti.
Gli educatori hanno il compito di insegnare ai ragazzi a gestire le loro relazioni interpersonali, portarli a riflettere sul loro comportamento e sulle sue conseguenze. Superare il bullismo vuol dire portare i ragazzi a evitare i comportamenti passivi o aggressivi per un comportamento assertivo. Il ragazzo deve acquisire la capacità di esprimere la propria posizione senza minacciare o imporsi, imparando ad ascoltare attentamente anche il compagno.
Ma come si insegna a provare empatia e il rispetto delle regole e dell’altro?
Il bullismo si inizia a combattere dando fiducia ai nostri ragazzi, imparando ad ascoltarli, interpretando le parole e leggendo il linguaggio gestuale e preverbale. Ai nostri ragazzi dobbiamo più attenzione, ma anche regole ferme e comportamenti autorevoli.
Contratto sulle regole
Un approccio importante, già sperimentato con i ragazzi e che si potrebbe applicare a scuola, è la stesura di un contratto basato su regole condivise e firmato da alunni e insegnanti, dove vengano previste anche le sanzioni per chi disattende il regolamento. “Non è facile contrastare il bullismo - spiega la psicologa -, ma se si collabora tutti insieme e si crea un clima di fiducia e ascolto il fenomeno può essere arginato. L’adulto ha il compito di aiutare il ragazzo a contenere le sue emozioni, prevenire la sua rabbia, risolvere le sue sofferenze. Dietro al bullismo si cela insicurezza, paura, mancanza di autostima. È inutile creare stereotipi, importante è aiutare il «bullo» a gestire le sue emozioni, incanalare questa energia e trasformarla in parole. La vittima deve trovare nell’adulto un suo alleato pronto ad ascoltarlo e capace di riconoscere la sua sofferenza”.
“La scuola come una squadra deve basarsi su un sano egoismo di gruppo - conclude Giurranna -. Tutti sono importanti per il ragazzo perché tutti possono apportare il loro contributo per aiutarlo a crescere il meglio possibilie”. LILIOSA TESTA
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