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È giusto che il Comune crei uno spazio per le sepolture di defunti appartenenti ad altre religioni (tra cui quella mussulmana)?

1-• Sì, perché ogni cittadino ha diritto di seppellire i suoi cari secondo la propria tradizione

2-• No, perché il cimitero è caratterizzato dalla croce

3-• Sì, a patto che gli appartenenti ad altre religioni accettino le leggi che regolamentano la sepoltura in Italia
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02-02-2010 Italia
 
Tornare nella mischia, da credenti
Non mancano spunti, oggi, per ridisegnare i contorni ed i contenuti della laicità, da credenti, nella società civile, quali cittadini come tutti, impegnati per il bene comune (come idealmente si dovrebbe pensare). Si cimentano in tanti a prospettare percorsi possibili. Ci sono intuizioni anche azzardate ed innovative, a fronte di soluzioni già sperimentate ma non sempre praticabili oppure di impostazioni piuttosto scontate, a scatola chiusa. Nel quadro politico italiano poi si aggiunge un dato che appare spesso come un abito stretto. Si tratta del bipolarismo (oggi appena un po’ incrinato) che costringerebbe o di qua o di là, con in mano i propri “valori” e le proprie “convinzioni” da far convivere in raggruppamenti ove molto si presenta come indigesto ed indigeribile. Rispetto a questo schema un po’ semplificato, in parecchi, oggi si sentono spiazzati, delusi, sconcertati. Nel linguaggio spiccio dei media, negli slogan elettorali tagliati di netto, nelle battute volanti e colorite che van per la maggiore… sembra che per i credenti che hanno ancora un sussulto di dignità non ci siano molti spazi, a meno di accodarsi da una parte o dall’altra e… non dare troppo fastidio. Certo, il constatare che il cosiddetto “mondo cattolico” è praticamente disperso in tutto l’arco politico non aiuta, forse, a trovare un bandolo accettabile per uscire dalle secche di una diffusa insignificanza.
Indubbiamente, quando ci si sposta sul terreno politico, il pensiero primo va ai numeri, che danno peso ad una appartenenza. In tempi di elezioni ravvicinate. Questo riferimento è predominante. Ma forse varrebbe la pena provare a ragionare, a… prescindere. Cioè guardando più lontano o più in profondità.
Innanzitutto bisognerebbe tenere presente un dato impalpabile (ma non troppo) che rivela come il “mondo cattolico” spesso, nelle idee metabolizzate, nelle scelte praticate, nelle convinzioni assortite… della gente, si riveli permeabile al compromesso, al ribasso, alla confusione… proprio sui valori portanti per una coerenza cristiana a tutto tondo (dai temi della vita e della famiglia alle inclinazioni che portano all’intolleranza ed alla discriminazione, fino all’egoismo più smaccato…). Perché predominano opzioni “di pancia” che lasciano perplessi. Quindi ci sarebbe da aprire tutta una riflessione sul peso specifico che ha (o non ha) una visione delle cose cristianamente ispirata pur da immettere laicamente nella storia. E su questo terreno sarebbe ugualmente urgente fermarsi a scavare sulle troppe affermazioni enfatizzate e discutibili di appartenenza “cattolica”. Parliamo lo stesso linguaggio? Ci riferiamo ad una medesima fede condivisa? O lasciamo prevalere altro, purtroppo…?
Poi, si impone un confronto spassionato, laddove dall’appartenenza alla comunità cristiana, ci si sporge doverosamente nell’agone politico - in piena laicità - per capire le modalità con cui si può spendere questo impegno in campo aperto. Si avrà il coraggio delle proprie idee portate nella mischia, a tu per tu con chi ha altre posizioni, nella ricerca di una mediazione alta e non di compromessi bislacchi? Si immaginerà questa sfida come un’esperienza ricca di responsabilità personale, senza mettersi al riparo di accordi sulle teste che passano tra i vertici, giocandosi invece la proprie convinzioni, prendendo qualche rischio, non stancandosi mai di scommettere sulla centralità della persona e sull’obiettivo del bene comune?
Domande che sono da rilanciare alla base delle comunità dei credenti. Domande che si abbinano al sogno, certamente condivisibile, del card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che si attende “una nuova generazione di italiani e di cattolici che, pur nel travaglio della cultura odierna ed attrezzandosi a stare sensatamente dentro di essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta” e che per essa “sono disposti a dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni. Italiani e credenti che avvertono la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l’agire politico”. Già, un sogno. Ma non irrealizzabile. Se sono riusciti a metterlo in campo decenni orsono tipi come Lazzati, Dossetti, La Pira… Oggi è stagione inedita, per tanti versi. Le forme “politiche” di ieri forse non valgono più appieno o debbono essere ripensate o reinventate. Ci mancano forse anche protagonisti di spessore profetico e di caratura inattaccabile. Così come ci si sente un po’ bloccati rispetto al recente passato o al presente piuttosto asfittico. C’è bisogno di novità in tempi difficili. Il sogno resta. Ma è in grado di cambiare le cose… Se ci si scommette su.
CORRADO AVAGNINA



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