
 
|

02-02-2010 Fossano
|
| |
| Molino Cordero, i famigliari delle vittime saranno risarciti |
Mogli, figli e parenti dei cinque lavoratori morti nell’esplosione del Molino Cordero il 16 luglio 2007 dovranno essere risarciti dalla procedura fallimentare. A due anni e mezzo dalla tragedia un collegio di giudici del tribunale di Cuneo ha deciso chi, quanto e come pagherà i danni alle famiglie colpite da uno dei più gravi incidenti sul lavoro avvenuto in Italia negli ultimi anni.
La cifra complessiva è sei milioni di euro. I famigliari - considerando tutte le istanze - ne avevano chiesti dodici. Il curatore fallimentare si era opposto all’ingresso delle famiglie nella procedura e il giudice delegato al fallimento aveva accolto la richiesta. Con l’opposizione dei parenti delle vittime si era aperto un procedimento civile per stabilire se questi avevano effettivamente il diritto avanzato e in che misura. Nel frattempo nell’attivo fallimentare sono arrivati i soldi dell’assicurazione Fondiaria-Sai per la responsabilità civile dei Cordero: il premio di 2 milioni e 600.000 euro che sostanzialmente avrebbe dovuto andare ai danneggiati, i parenti delle vittime, ma la legge non lo prevede.
Il procedimento civile si è concluso con il decreto del collegio di giudici che finalmente hanno stabilito che sarà la procedura fallimentare a risarcire i famigliari, in molti casi con un privilegio sulle cifre versate dalle assicurazioni.
Nonostante il taglio alle richieste operato dai giudici i legali delle famiglie si dichiarano soddisfatti del provvedimento. “Era quanto ci si poteva aspettare secondo le tabelle in genere utilizzate, quelle del tribunale di Milano - commenta l’avvocato Enrico Barbero che assiste i parenti di Mario Ricca, il primo operaio che perse la vita nella tragedia -. Ora, occorrerà vedere quanto la procedura riuscirà a mettere insieme dalla vendita dei beni immobili della Cordero”.
La cifra stabilita dal tribunale civile potrebbe non corrispondere a quanto effettivamente i famigliari riceveranno con il riparto dell’attivo fallimentare: quelle decise dal tribunale sono, per ora, le somme cui questi hanno diritto.
Alle vedove di quattro vittime, Mario Ricca, Marino Barale, Antonio Cavicchioli e Massimiliano Manuello - il “mugnaio” Valerio Anchino non era sposato - sono stati accordati 300 mila euro a testa. Quantitativi diversi per i figli per cui i giudici hanno preso in considerazione l’età: si va dai 300 mila euro ciascuno per i più giovani ai 225 mila per chi è più vicino all’autonomia dalla famiglia. Poi ci sono le cifre stabilite per genitori e fratelli, più basse rispetto a coniugi e figli. Su tutte andranno calcolati rivalutazione e interessi legali. La gran parte del danno riconosciuto è quello cosiddetto “non patrimoniale”, il vecchio danno morale cui si aggiunge il danno esistenziale. La gran parte del danno patrimoniale ricade nella cifra che il tribunale ha riconosciuto all’Inail, 1 milione 696.508 euro, e per cui l’istituto ha fatto rivalsa sulla procedura, avendo già anticipato la somma ai parenti delle vittime. Il fallimento, per decisione dei giudici, dovrà pagare anche metà delle spese legali sostenute da questi.
I magistrati si sono pronunciati sul grado di privilegio di ciascun credito, cioè sull’ordine di priorità in cui i famigliari - in rapporto agli altri creditori del fallimento come le banche e i fornitori della società - riceveranno i risarcimenti. Alcuni crediti sono legati al privilegio assoluto e verranno liquidati prima di tutti gli altri. Una parte dei crediti, invece, è legata ad un privilegio speciale legato agli indennizzi assicurativi che la procedura ha già incassato.
Sui tempi, occorrerà attendere almeno un mese (necessario perchè il provvedimento del tribunale, contro cui possono ricorrere sia la procedura che i famigliari, diventi definitivo) prima che si possa parlare di distribuzioni dei risarcimenti.
Il curatore fallimentare Marco Demarchi: “Devo ancora confrontarmi con il nostro legale, ma credo che da parte della procedura non ci saranno ricorsi. A noi serviva un provvedimento che indicasse una possibile responsabilità di Cordero soprattutto a fronte della richiesta di 12 milioni di euro. Riteniamo sensato il provvedimento del tribunale”. E la vendita che porterà risorse nell’attivo fallimentare? Demarchi: “La perizia per stabilire i valori è terminata, a breve attendiamo lo svincolo dell’area del mulino dal sequestro. Poi la messa in vendita”.
Intanto lunedì 15 febbraio in tribunale a Cuneo (alle 9, in aula di Assise) cominceranno le udienze del procedimento penale con il rito abbreviato in cui Aldo e Dario Cordero sono imputati di omicidio colposo plurimo e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. Le date fissate per la requisitoria del pm e le arringhe dei legali delle parti civili e dei difensori sono quattro: 15, 18 e 25 febbraio e 4 marzo, data in cui è attesa la sentenza. I Cordero hanno acconsentito l’accesso al pubblico in aula pur avendo diritto a che il processo si svolgesse a porte chiuse. BARBARA MORRA
|
Articoli correlati: 1-“Se quelli del Molino Cordero si fossero fatti sentire di più…”
|
| Indietro / Home |
|

|