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02-02-2010 Fossano
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| “Se quelli del Molino Cordero si fossero fatti sentire di più…” |
Pubblichiamo di seguito una ricostruzione e riflessione su come la tragedia del Molino Cordero è stata trattata dai mass media nazionali. Il paragone è con l’altra grande tragedia avvenuta pochi mesi dopo l’esplosione a Fossano, il rogo alla Thyssenkrupp di Torino.
“Se quelli del Molino Cordero di Fossano avessero fatto più casino, forse i nostri non sarebbero morti”.
Così Laura Rodinò, sorella di Giovanni, uno dei sette operai che persero la vita nel rogo all’acciaieria ThyssenKrupp di Torino tra il 6 e 7 dicembre 2007. La donna le ha gridate in municipio, a Torino, il 27 maggio 2009, presenti i parenti delle vittime dell’esplosione al Molino Cordero. L’esplosione al mulino avvenne quattro mesi e venti giorni prima della strage alla Thyssen. La citazione è tratta da un articolo pubblicato su Repubblica (edizione di Torino) il 28 maggio del 2009.
Le parole di Laura Rodinò hanno chiamato in causa istituzioni e pubblica amministrazione, ma anche i giornalisti che hanno reagito in modo diverso ai due fatti di cronaca, facendo diventare il rogo alla Thyssen il paradigma per le successive “morti bianche” e sottovalutando l’incidente di Fossano.
L’esplosione al Molino di Fossano
Il 16 luglio 2007 esplode uno dei silos contenente farina al Molino Cordero di Fossano (Cuneo), azienda a gestione familiare, 25 dipendenti. Nel rogo perde la vita Mario Ricca, autotrasportatore, 45 anni. Altre quattro persone vengono ricoverate per ustioni gravi. Sono Massimiliano Manuello, 43 anni, cinque figli; Antonio Cavicchioli (51), Marino Barale (38), Valerio Anchino (44). Nei sedici giorni successivi muoiono tutti. Bilancio: cinque vittime, quattro vedove, undici orfani.
A Fossano viene costituita l’associazione “16 luglio 2007: per non dimenticare”. La Procura di Cuneo apre un’inchiesta. Il pm, Marco Sanini, chiede il rinvio a giudizio di Aldo e Dario Cordero, amministratore delegato e presidente della società, per omicidio colposo plurimo aggravato, crollo colposo e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. Il perito del gup rileva la mancanza di misure antinfortunistiche e che i Cordero erano stati avvertiti del rischio esplosione. Ora il processo sta per cominciare.
Nel frattempo la Molino Cordero è fallita. I familiari delle vittime sono stati inizialmente esclusi dalla lista dei creditori del fallimento: pochi giorni fa la pronuncia che li ha ammessi per complessivamente sei milioni di euro. A due anni e mezzo dall’esplosione le cinque famiglie non hanno ricevuto risarcimenti.
Il rogo alla Thyssenkrupp di Torino
Nella notte fra il 6 e il 7 dicembre del 2007 scoppia un incendio all’acciaieria proprietà della multinazionale tedesca Thyssenkrupp a Torino. Muore un operaio, Antonio Schiavone, 26 anni; sei sono ricoverati per ustioni gravi in ospedale.
Il 7 dicembre muoiono altri tre lavoratori: Roberto Scola, 32 anni, Angelo Laurino (43) e Bruno Santino (26). In tre - Rocco Marzo (54), Giuseppe Demasi (26) e Rosario Rodinò (26) - perdono la vita tra il 16 e il 30 dicembre. Sono trascorsi 23 giorni dall’incendio. Bilancio: sette vittime, cinque vedove, sei orfani. La reazione dell’opinione pubblica è vastissima.
Le indagini del pm, Raffaele Guariniello, durano dieci mesi. Il 17 ottobre del 2008 il gup di Torino, rinvia a giudizio per omicidio volontario Harald Espenhahn, amministratore delegato di Thyssenkrupp Italia. Al processo per omissione dolosa di misure antinfortunistiche e omicidio plurimo colposo aggravato ci sono anche altre cinque persone ai vertici della multinazionale. Il dibattimento è ora alle battute finali. Nel giugno del 2008 la Thyssenkrupp ha corrisposto ad ogni famiglia delle sette vittime due milioni di euro.
Le analogie
I fatti di Fossano e Torino hanno molto in comune. Sono avvenuti in Piemonte, a 60 chilometri di distanza; le vittime sono in numero eccezionalmente alto; si tratta di morti per gravi ustioni; il bilancio definitivo degli incidenti è arrivato a settimane di distanza dall’evento; tra i reati contestati ai presunti responsabili c’è l’omissione dolosa di misure antinfortunistiche; le perizie giudiziarie, eseguite dallo stesso professionista (Luca Marmo, Politecnico di Torino), hanno rilevato che i titolari delle società erano informati dei rischi.
Le differenze
La prima, pesante, differenza è il contesto degli incidenti: Fossano, cittadina di 25.000 abitanti in provincia di Cuneo e Torino, città storicamente “operaia”. La Molino Cordero era una piccola azienda a conduzione familiare i cui bilanci sono in attivo, la Thyssenkrupp una multinazionale tedesca che ha in previsione di chiudere lo stabilimento. Alla Thyssen c’erano rappresentanti sindacali interni, alla Cordero no. Quest’ultima è fallita, mentre la Thyssenkrupp è in fase di ridimensionamento. Ai funerali Thyssen parteciparono il ministro del Lavoro e il premier e ne parlò il presidente della Repubblica. A quelli del Molino erano presenti le autorità locali.
Le accuse ai giornalisti
Il 1° maggio 2008 il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, assegna le stelle al merito alla memoria ai familiari dei morti alla Thyssen. Alla cerimonia è presente la vedova di Antonio Cavicchioli in rappresentanza dei familiari delle vittime al Molino Cordero (convocati dalla presidenza della Repubblica), ma per i fossanesi nessun riconoscimento. La vedova commenta: “Non chiedevamo tanto, ma almeno che la disgrazia venisse menzionata”. Alle proteste un portavoce del Quirinale risponde: “Le responsabilità della maggiore o minore visibilità di una tragedia dipendono dall’informazione, dalle autorità locali e dal Governo”. Il sindaco di Fossano, Francesco Balocco, scrive una lettera piena di amarezza. La pubblicano La Stampa e La Repubblica sulle pagine locali. Accusa mezzi di informazione e istituzioni di indifferenza. Lo stesso pensiero viene ribadito dalla maggior parte dei familiari delle vittime.
L’approccio di tre quotidiani nazionali
I giornalisti sono stati chiamati in causa perché il circuito mediatico ha trattato le due tragedie in modo diverso. Abbiamo analizzato come tre quotidiani nazionali, La Stampa, La Repubblica e Il Corriere della sera, hanno affrontato le due questioni.
La Stampa è il quotidiano con maggiore penetrazione nelle province piemontesi. Il 17 luglio 2007 ha dedicato al Molino Cordero un’apertura a pagina 18 nelle cronache italiane, edizione nazionale, più diverse pagine nell’edizione di Cuneo. In seguito, quest’ultima e i settimanali locali hanno dato ampiamente conto dei fatti. La notizia che il bilancio delle vittime è arrivato a cinque venne data il 3 agosto 2007 in una breve a pagina 53 dell’edizione nazionale. Il fatto è qualificato come “l’incidente sul lavoro più grave avvenuto quest’anno (il 2007 ndr) in Italia”.
Il Corriere della sera il 17 luglio 2007 riportò l’esplosione del Molino Cordero in una notizia breve a pagina 21. Il 1° agosto, in un articolo a pagina 21 sugli spostamenti del ministro Damiano, diede conto che “pochi giorni fa sono morte quattro persone in un mulino”.
La notizia dell’esplosione al Molino Cordero venne pubblicata il 17 luglio 2007 da La Repubblica con sei righe a pagina 31 dell’edizione nazionale. Il 7 gennaio del 2008 sull’edizione di Torino, a pagina 4, in un articolo sul rogo alla Thyssen, apparirono per la prima volta i cinque nomi delle vittime. Come per La Stampa, la tragedia del Molino venne citata nelle cronache torinesi nei pezzi che riguardavano la tragedia alla multinazionale tedesca. Il 12 maggio 2008 La Repubblica, in prima pagina dell’edizione di Torino, pubblicò lo sfogo del sindaco di Fossano. Il 13 maggio, sempre sull’edizione di Torino, esce un reportage. Titolo: “Il Molino di Fossano e la strage dimenticata”.
L’eco mediatica della Thyssen è di altro tenore. I tre quotidiani all’indomani del rogo, quando c’era una vittima, pubblicarono la notizia sulle prime pagine dell’edizione nazionale. L’attenzione restò in testa ai giornali nei giorni immediatamente successivi e poi, periodicamente, per gli sviluppi giudiziari. Lo stesso per tv e radio. Tanto che, a un anno dalla tragedia, le statistiche rivelarono che l’attenzione alla sicurezza negli ambienti di lavoro era aumentata. Si parlava di “effetto Thyssen”.
Considerazioni
Il circuito mediatico, per attivarsi, ha bisogno di simboli. Un’azienda metalmeccanica, proprietà di una multinazionale, che brucia a Torino, è un simbolo. Un mulino a conduzione familiare in una provincia ai confini dello Stato, no. Mediaticamente ha la prevalenza il cordoglio di sette famiglie distrutte durante la ricorrenza natalizia, contro undici bambini che diventano orfani in agosto. Un pubblico ministero conosciuto per inchieste sul doping dei calciatori è preferito dall’informazione al procuratore presso un piccolo tribunale. Tre morti nell’arco di due giorni fanno più notizia di cinque vittime in sedici.
Offrono spunti di riflessione, da un lato, il richiamo del sindaco di Fossano che, se si spiega “la disattenzione dei media, non giustifica quella delle istituzioni” e, dall’altro, la risposta del Quirinale secondo cui le responsabilità sulla maggiore o minore visibilità di una tragedia spettano anche ai giornalisti.
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