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2-• No, perché il cimitero è caratterizzato dalla croce

3-• Sì, a patto che gli appartenenti ad altre religioni accettino le leggi che regolamentano la sepoltura in Italia
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09-03-2010 Fossano
 
Operai Michelin: “Da noi si pretendono ritmi impossibili”
Lunedì i lavoratori della Michelin hanno “incrociato le braccia” per un’ora e mezza sui tre turni di lavoro. All’interno della fabbrica è stato anche organizzato un piccolo corteo con picchettaggio. Motivo: protesta contro “carichi di lavoro insostenibili e comportamenti dei capi che ledono la dignità della persona”. A metterla in questi termini sono i delegati Fiom-Cgil nella rappresentanza sindacale dell’azienda: Piergiuseppe Perucca, Rosanna Saba, Alfonso Aliperti e Antonio Graglia. Spiegano: “Ci impongono carichi di lavoro irraggiungibili. Per stare nella produzione, a volte, si è costretti a non applicare i modi operatori con rischi per la sicurezza. I lavoratori sono esasperati perchè a tutto questo si sommano atteggiamenti vessatori da parte dei capi”. Lo sciopero - a cui, secondo i sindacalisti, ha aderito il 90 per cento dei 650 lavoratori - è stato indetto dalla Fiom insieme a Fim-Cgil.
Non è la prima volta che nello stabilimento di Cussanio (650 lavoratori per fare il filo metallico del pneumatico) si sciopera per questi motivi. è accaduto lo scorso luglio. Anche i lavoratori parlano ma chiedono l’anonimato. “Abbiamo paura per le ritorsioni - si giustificano -. I termini di paragone che l’azienda usa nei nostri confronti - spiega un operaio - sono i colleghi con contratto da confermare che non fanno le pause”. “Ci dicono: “Perché tu non riesci a fare lo stesso?”. Abbiamo pause programmate per legge: 10 minuti ogni ora e mezza o due ore, lo prescrive l’Asl. Ma anche in quello bisogna fare i turni. Se non vado nell’ora determinata non posso più andare in pausa, e se non la faccio, nei confronti dei capi ho torto io. Ma devo comunque fare la produzione: se faccio solo 30 bobine e non 34 riceverò un richiamo e con tre richiami non impugnati mi possono licenziare per giusta causa”. Un collega: “Quelli dei contratti interinali spesso non fanno pause. Uno di loro mi ha detto che lui non mangia: nei trenta minuti concessi per la mensa fa le riparazioni. Gli interinali si sbattono alla grande perché sono continuamente sotto pressione per non essere lasciati a casa, ti portano 3-4 bobine da 300 chili per volta con rischi per la loro sicurezza”. “Un po’ di anni fa - spiega un altro - c’erano meno macchine, mancavano la burocrazia e le riunioni ogni 15 minuti, le macchine erano più lente e a comandare era chi aveva fatto tutta la trafila passando per il ruolo di operaio semplice. Ora fanno capi i ragazzini appena arrivati. Accadono spesso piccoli incidenti: sbattimenti, cadute, c’è rischio di cadere sul braccio svolgitore”. E sulle vessazioni: “Ti offrono di andartene senza grane per pochi soldi. Ti convocano negli uffici da solo e fanno pressioni per farti decidere di mollare. Un collega, piangendo, mi ha raccontato che lui ha accettato diciassette mila euro perché non ce la faceva più”.
I dirigenti del sindacato confermano la necessità di un cambiamento.
Pierandrea Cavallera (Fiom): “La situazione non è più sostenibile. Se hanno bisogno di più produzione assumano più gente e il sistema delle pressioni deve finire”. Tiziana Mascarello (Fim): “C’è bisogno di tornare a un clima sereno, senza pressioni. La situazione è pesante”.
L’azienda ribadisce quanto dichiarato mesi fa.
Anselmo Prin, direttore del personale: “Nell’attuale contesto economico cerchiamo di recuperare competitività. Non chiediamo di lavorare più tempo ma di migliorare la procedura di lavoro dal punto di vista della qualità e della disponibilità delle macchine. È un discorso difficile da capire per chi non ha dimestichezza con questi macchinari ma riteniamo sia realizzabile”.
BARBARA MORRA



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