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Redazione ed Informazioni

È giusto che il Comune crei uno spazio per le sepolture di defunti appartenenti ad altre religioni (tra cui quella mussulmana)?

1-• Sì, perché ogni cittadino ha diritto di seppellire i suoi cari secondo la propria tradizione

2-• No, perché il cimitero è caratterizzato dalla croce

3-• Sì, a patto che gli appartenenti ad altre religioni accettino le leggi che regolamentano la sepoltura in Italia
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14-07-2010 Fossano
 
Cosa succede negli altri Paesi?
Cosa succede negli altri Paesi europei? Come si sono comportati nel tempo i Paesi, come l’America, dove la presenza di tante etnie è una realtà da molto tempo? Lo abbiamo chiesto a Marina Sozzi, direttore scientifico della Fondazione Fabretti, docente a contratto di Tanatologia storica presso l’Università degli Studi di Torino.
In base alla vostra esperienza e conoscenza, la creazione di un’area per le sepolture musulmane è un problema che i Paesi a forte immigrazione si pongono?
è un problema che l’intera Europa si sta ponendo, anche se in modo tardivo. Poiché i musulmani immigrati in Europa tendevano in un primo momento ad optare per il rimpatrio delle salme, si è rinviato sine die il momento di affrontare la possibile richiesta (poi giunta, infatti, dalle comunità islamiche) della sepoltura dei migranti in terra d’accoglienza. Alcuni studiosi, ad esempio l’algerino Yassine Chaïb (L’émigré et la mort), hanno messo in luce le difficoltà poste dai rimpatri. Difficoltà in primo luogo economiche, e secondariamente rituali. Il lungo lasso di tempo richiesto dalla colletta per racimolare il denaro necessario per il rimpatrio impone l’uso della bara di zinco per il trasporto, bara che non è più apribile dalla famiglia che riceve la salma. La tradizione vorrebbe, invece, la sepoltura del corpo nel solo sudario e nella nuda terra. Una deritualizzazione è di fatto imposta ai migranti, che non possono svolgere il rito tradizionale né in terra d’origine né in terra d’accoglienza. Tale situazione rende più rispondente alle necessità la soluzione di seppellire i propri cari in terra d’accoglienza (ove la bara è comunque prescritta), anche per via dei numerosi ricongiungimenti familiari e del succedersi delle generazioni di immigrazione.
Come si sta procedendo nel resto d’Italia e in Europa?
In Francia esistono tre cimiteri musulmani, e circa 70 “carrés” (ossia lotti) musulmani nei cimiteri comunali, ma si tratta di un investimento insufficiente: pare che le aree esistenti coprano il 10% delle esigenze reali. In Inghilterra esistono numerosi cimiteri islamici; in Austria sono stati assegnati 3,4 ettari per aree cimiteriali musulmane; in Svizzera ci sono state discussioni accese su questo tema, ma le aree islamiche vi sono. In Italia, hanno aree islamiche solo i cimiteri di Milano, Bologna, Torino, Reggio Emilia, Genova, ed ora, appunto, Fossano, che è la prima città di minori dimensioni a prendere una decisione in questo senso. Sulle esperienze europee sta per essere pubblicato in Francia un volume, di taglio giuridico, a cura dell’algerino Atmane Aggoun.
Quali sono i problemi concreti a cui si va incontro?
Non credo che vi siano problemi nel concedere aree islamiche all’interno dei cimiteri. Certo, le usanze islamiche sono diverse da quelle imposte dalla legge italiana. L’uso della bara e l’esigenza di sepolture temporanee, ad esempio, potrebbero costituire una preoccupazione per gli islamici: ma i migranti sanno in genere riconoscere la necessità di mediare rispetto alle proprie tradizioni, quando vi è un impedimento di tipo legislativo. Comprendono meno, e giustamente, la mancanza di volontà politica di considerarli cittadini alla stregua di tutti gli altri. La mediazione di una concessione di 99 anni, proposta a Fossano, appare molto saggia.
Dal punto di vista culturale, la “condivisione” del cimitero è più meno difficile da accettare rispetto ad altre “condivisioni” che una città multietnica comporta?
Non credo neppure che la condivisione al cimitero sia più difficile della condivisione sul lavoro, o in altre situazioni. Proprio Fossano pare averlo dimostrato, col lutto collettivo per il piccolo Soufian. Il dolore per la perdita richiama la comune condizione umana, ed è più facile che unisca anziché creare divisioni.
Ci sono esempi di cimiteri con aree destinate a particolari etnie (a parte i musulmani)?
Un Paese che ha trovato interessanti soluzioni ai problemi che la multietnicità crea è l’Olanda, che ha due principali comunità di immigrati: i creoli e gli indù, entrambi provenienti dall’ex colonia del Suriname. L’attenzione del passato Governo per le usanze dei due gruppi, l’identificazione di luoghi ove si possano svolgere i rituali (anche negli ospedali) ha facilitato l’invenzione di modi sincretici di rispettare le tradizioni, in consonanza con le leggi olandesi.
Vuole condividere con noi qualche altra riflessione?
Credo che, oltre all’importante tema delle concessioni di aree islamiche presso i cimiteri, sia anche importante garantire ai musulmani che vivono nel nostro Paese il rispetto del lavaggio rituale dei corpi in luoghi adeguati, meno freddi e tecnici delle sale settorie delle camere mortuarie, dove oggi avvengono. Consentire il rispetto dei propri riti significa facilitare l’integrazione, essenziale per ogni Paese civile. E, a tal fine, è necessaria anche una adeguata formazione interculturale per gli operatori sanitari e funerari che spesso, di fronte al morente o al defunto di un’altra cultura, sono in difficoltà e non sanno che pesci pigliare, provocando a volte “incidenti diplomatici” di notevole gravità.
LUIGINA AMBROGIO

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