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È giusto che il Comune crei uno spazio per le sepolture di defunti appartenenti ad altre religioni (tra cui quella mussulmana)?

1-• Sì, perché ogni cittadino ha diritto di seppellire i suoi cari secondo la propria tradizione

2-• No, perché il cimitero è caratterizzato dalla croce

3-• Sì, a patto che gli appartenenti ad altre religioni accettino le leggi che regolamentano la sepoltura in Italia
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14-07-2010 Fossano
 
La vita ci fa incontrare e interagire, la morte non ci faccia scontrare...
Un tempo, quando il connotato della cristianità era evidente, il cimitero (la parola greca indica un concetto cristiano di “dormitorio” in attesa della resurrezione) riproduceva nella morte praticamente la condizione comunitaria sperimentata in vita. Con l’eccezione della appartenenza ebraica, che aveva la sua area mortuaria delimitata e distinta, un po’ come nella realtà urbana esisteva il… ghetto. Poi, con la secolarizzazione, il contesto di cristianità si è scolorito senza scampo. Ora vi si è aggiunta la componente multietnica e multi-religiosa. Ed occorre ripensare consuetudini consolidate un tempo, spiazzate inevitabilmente dall’evolversi delle situazioni. Che ci si interroghi su dove e come seppellire i morti di un’altra religione, in particolare quelli di credo musulmano, può essere proficuo per tutti. Che si debba giungere ad una conta su un argomento così specifico ed anche così delicato come l’area cimiteriale per gli islamici forse appare eccessivo e persino lacerante. Si mettano invece sul tavolo tutte le sensibilità, tutte le preoccupazioni, tutte le convinzioni… per rispondere ad un’istanza della società multireligiosa, quando ci si misura tutti con la morte, con la memoria dei defunti, con il rispetto per le spoglie di chi non è più… Intanto se viviamo tutti (di ogni credo) ormai gomito a gomito, moriamo ugualmente tutti restando forse ugualmente vicini. Se la convivenza nella stessa città, per chi ha appartenenze religiose diverse, rimane un obiettivo di civiltà, non può essere altrimenti anche per la convivenza dei… morti. Il rispetto di queste diversità, unitamente alla comunanza della stessa condizione che la morte determina, è punto di riferimento non secondario. Nessuno può prevaricare sull’altro, nessuno può imporsi all’altro, ognuno deve accettare le regole comuni a tutti, laddove laicamente l’Istituzione civile prevede uno spazio per la sepoltura. Ogni religione deve vedersi riconosciuta, così come ogni convinzione deve cercare il punto di mediazione in cui la convivenza diventi accettabile e possibile. Il “segno della croce” identifica la morte del cristiano. Ed è segno distintivo cristianamente. Altri segni per chi non crede o per chi pratica altre professioni religiose saranno ad evidenziare appunto differenti visioni della vita e della morte. Accostare, laicamente, questi elementi, non renderli conflittuali, e non mescolarli alla rinfusa, sembra essere la sfida inedita di oggi, in cui ognuno è chiamato a fare la sua parte, le comunità religiose, il Comune, l’opinione pubblica, le singole persone… Insomma la vita ci fa incontrare ed interagire, la morte non ci faccia scontrare!
C.A.

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