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20-07-2010 Fossano
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| Notte al buio contro la manovra |
Sono 47 i Comuni della provincia di Cuneo (oltre 100 in tutto il Piemonte) che hanno aderito alla manifestazione di protesta, venerdì 16 luglio, contro la manovra del Governo spegnendo le luci di piazze e monumenti.
Tra questi, sei delle “sette sorelle” della Granda - mancava soltanto Mondovì, amministrata dal Centro-destra - e molti piccoli Comuni, taluni con Giunte anche di orientamento filo-governativo (come Caraglio, di cui è vice-sindaco il segretario provinciale della Lega Stefano Isaia, o Centallo), ma con il cappio dei vincoli di spesa che si sta stringendo sempre più attorno ai loro bilanci, al punto da costringerli - se le misure non cambieranno - a intervenire dal prossimo anno con tagli dolorosi su servizi essenziali come il trasporto scolastico, la mensa, l’illuminazione pubblica.
Fossano - venerdì sera - ha oscurato il bastione, piazza Castello e il parco cittadino. Non s’è notato più di tanto, anche perché la stessa sera era in programma “Aperitivando”, la manifestazione organizzata dai commercianti che ha inondato di luci, di suoni e di persone via Roma e il centro storico.
Anche Genola ha partecipato alla protesta interrompendo l’illuminazione di piazza Marcos Juarez. Centallo ha fatto di più: ha spento le luci di piazza Vittorio Emanuele e Vittorio Amedeo, nonché delle piazze centrali di Roata Chiusani e San Biagio, ed ha allestito un presidio davanti alla chiesa della “Rossa”: un tavolino illuminato da tre lumini attorno al quale il sindaco Antonio Panero e amministratori di maggioranza (come gli assessori Gianfranco Grosso e Aldo Alladio e il consigliere Franco Rinero) e di opposizione (come il segretario provinciale del Pd Alessandro Parola e il consigliere Dario Dutto) si sono alternati per tutta la serata, distribuendo ai cittadini opuscoli informativi sulle ragioni della loro protesta.
Centallo è uno dei quattro Comuni promotori dell’iniziativa, insieme a Cuneo (dove sono rimaste al buio via Roma, piazza Galimberti e corso Nizza), Busca e Borgo San Dalmazzo. I loro primi cittadini sono gli animatori del Movimento dei sindaci, nato da alcuni mesi per sostenere il cammino dei Comuni verso un autentico federalismo fiscale: un obiettivo che - a loro dire - contrasta fortemente con alcune recenti misure governative, tra cui la manovra in via di approvazione.
“Abbiamo deciso questa forma di contestazione - spiega il sindaco di Busca Luca Gosso - per rendere consapevoli i nostri concittadini dell’ingiustizia di cui saranno vittima i Comuni, specialmente i virtuosi, quelli cioè con i bilanci in regola e rispettosi del patto di stabilità, con l’annunciata manovra finanziaria. Il nostro movimento non appartiene a nessuno schieramento politico e si è costituito quasi spontaneamente, nell’autunno scorso, sulla scia di quello veneto. Noi sindaci, già oberati dai vincoli del patto di stabilità, ci troviamo ora a fare i conti con nuovi tagli e con nuove incombenze. Eletti per migliorare le nostre città, ora non soltanto non possiamo spendere soldi accantonati e pronti per essere investiti in progetti già approvati, ma rischiamo di non riuscire nemmeno a mantenere i servizi esistenti. Ci sentiamo sconfortati e abbandonati: questa manifestazione è la nostra richiesta di aiuto”.
I sindaci non contestano i tagli, né la loro entità, non mettono in dubbio che l’Italia debba tagliare 25 miliardi di spesa pubblica nei prossimi due anni. “Siamo disposti a fare la nostra parte - prosegue Gosso -. Ma, come abbiamo scritto nel nostro volantino, non di nuovo noi soltanto. La gente deve sapere che i Comuni assorbono circa 1/3 della spesa pubblica corrente, mentre la manovra chiede loro di sostenere ben 2/3 dei sacrifici. Le Amministrazioni centrali, lo Stato e gli Enti di previdenza contribuiscono invece per circa 2/3 alla spesa complessiva, ma sono chiamate a sopportare solo 1/3 dei sacrifici. Con questa manifestazione vogliamo prima di tutto che i cittadini vengano a conoscenza di queste cose: il Governo ci ha chiesto, con il patto di stabilità, di non spendere i fondi che abbiamo accantonato impedendoci di fare investimenti che pure sarebbero tanto necessari alla ripresa economica, ed ora ci costringe a tagliare anche i servizi e ad imporre nuove tasse comunali. Noi chiediamo una più equa distribuzione dei sacrifici, che tenga conto anche di chi ha amministrato in modo virtuoso e chi non lo ha fatto”.
La mobilitazione “Comuni al buio” non si è limitata allo spegnimento delle luci, ma proseguirà nei giorni successivi con la distribuzione di materiale e volantini durante i mercati e in altri luoghi pubblici, per spiegare le ragioni di una protesta “che non è dei sindaci - ha precisato Gosso - ma deve essere dei cittadini”. F.B.
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