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20-07-2010 Fossano
 
‘Ndrangheta: nelle intercettazioni il “capo” parla anche di Fossano...
“Fossano risponde direttamente qui sotto?.. Perchè è inutile che dal Piemonte vanno alla Liguria...”. Parole tratte da uno stralcio di conversazione tra persone oggi in carcere per associazione alla ‘ndrangheta.
Sono Rocco Zangrà, 38 anni, autotrasportatore residente ad Alba (l’unico arrestato in provincia di Cuneo), Domenico Oppedisano, a capo della “‘ndrina di Polsi” in Calabria, e suo nipote, Michele Oppedisano. La conversazione - intercettata con una “cimice” piazzata dalle forze dell’ordine in un casolare della Locride - è contenuta nel decreto di fermo siglato dal procuratore di Reggio Calabria: 600 pagine che hanno portato, in tutta Italia, la scorsa settimana, all’arresto di 300 persone per associazione a delinquere di tipo ‘ndranghetista. Un’operazione che a livello nazionale è stata definita come “il più grande colpo alla ‘Ndrangheta mai messo a segno” anche perchè svela le diramazioni dell’organizzazione nel Nord.
Ciò che colpisce, in un’ottica più locale, è che tra ‘ndranghetisti si pronunci il nome di Fossano e che a parlarne sia Domenico Oppedisano, definito dagli inquirenti come il capo assoluto dell’organizzazione.
A leggere gli atti, ciò che emerge con chiarezza è l’appartenenza degli interlocutori alla ‘ndrangheta. Difficile decifrare il resto. In più il linguaggio è “in gergo” e inframmezzato da parole incomprensibili.
Impossibile capire a cosa si riferiscano gli ‘ndranghetisti su Fossano e scoprirlo sarà compito degli inquirenti. Il contesto, invece, è più chiaro. La conversazione rientra in un paragrafo che la Procura ha intitolato: “I rapporti di Domenico Oppedisano con la ‘ndrangheta dell’Astigiano”. È il 30 agosto del 2009, l’autotrasportatore residente ad Alba, Rocco Zangrà, ha fatto “la calata” al quartier generale del Sud per chiedere a Oppedisano il consenso per costituire una “locale” (una specie di filiale, in gergo) che possa rispondere direttamente al vertice della “madrepatria” staccandosi da un’altra che si trova a 100 chilometri dall’Astigiano, verso la Liguria, governata da Bruno Francesco Pronesti.
Zangrà è accompagnato dal nipote del capo, Michele Oppedisano. “Siccome qua abbiamo il numero, siamo un bel gruppo” dice Zangrà. Il problema è che il capo locale che amministra la zona “verso la Liguria”, Pronesti, potrebbe offendersi se i referenti tra provincia di Cuneo e Asti si distaccassero.
Oppedisano è possibilista: “Bruno non si deve dispiacere se voi formate la società. Anzi, si deve interessare...”. è in questo frangente che si parla di Fossano, forse territorio di una “ndrina diversa”, di Rosarno, che preoccupa Zangrà per la concorrenza. Michele Oppedisano chiede lumi a Zangrà: “Fossano risponde direttamente qui sotto? Perché è inutile che dal Piemonte vanno alla Liguria”. Il boss: “Se loro hanno il numero di uomini, loro se la devono fare da soli, senza dipendere da nessuno”. Zangrà sostiene che gli altri si stanno espandendo: “Noi, di là, invece, no, e uno della provincia di Cuneo e uno... comanda ad Asti, ora c’è un ‘locale’”. Nel dibattito si inserisce un uomo (non identificato) che fa riferimento al territorio della provincia di Cuneo e Asti: “Perché là non c’è mai stato niente, se si formasse una cosa di questa maniera sarebbe la prima volta”.
B.M.

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