La Russia respinge le nostre pesche per ritorsione contro le sanzioni

Una nuova mazzata per un settore già fortemente in crisi; i paesi dell’Est rappresentano un mercato in crescita per la frutta cuneese

La Russia ha respinto circa un centinaio di tir di pesche dalla Granda, in risposta alle sanzioni dei Paesi Occidentali verso la Russia. Si tratta di una decisione che impatta su comparto che si trova in una fase già delicatissima.

 “Un’altra mazzata ad un settore già fortemente in crisi – dice Enzo Pagliano, direttore di Coldiretti Cuneo. I paesi dell’Est rappresentano un mercato in crescita. La chiusura delle frontiere quale ritorsione della Russia nei confronti dell’Europa per i noti problemi con l’Ucraina rappresentano una penalizzazione che incide direttamente sulla provincia di Cuneo”.

“Con questa ennesima situazione negativa -aggiunge Michele Quaglia, presidente Coldiretti Zona Saluzzo:  il ritiro straordinario, già sollecitato la scorsa settimana, per questioni di mercato, è una condizione assolutamente indispensabile per la sopravvivenza del settore, in quanto le nostre imprese ed i magazzini sono allo stremo”.

Coldiretti, fin da giovedì 7 agosto, aveva espresso forti preoccupazioni per  i primi effetti della decisione della Russia di limitare o bloccare con decreto anche per un anno le importazioni agricole dai paesi che hanno adottato sanzioni contro Mosca in risposta al conflitto in Ucraina, con una lista di prodotti che comprende carne di manzo e maiale, pollo, pesce e frutti di mare, latte e latticini, frutta e verdura provenienti da Ue, Usa, Norvegia, Australia e Canada, con l’esclusione di alcolici e di prodotti per bambini.

Del resto l’Italia non poteva sottrarsi alla decisione di applicare le sanzioni alla Russia. E la notizia delle sanzioni è stata accolta con un’alzata di spalle finché le reazioni della Russia non hanno toccato le nostre produzioni

Il problema delle pesche tuttavia è grave.

Da mesi infatti si parla della crisi di questo comparto; la Commissione agricoltura ha chiesto al Governo di sollecitare un intervento dell’Unione europeo, ma pare che un primo incontro, tenuto nei giorni scorsi, non abbia sortito gli effetti sperati.

Dalle riunioni – dicono i responsabili di Agrinsieme, il coordinamento di Cia, congagricoltura e della cooperazione - non sono scaturite proposte o ipotesi di intervento che lascino intravedere l’attivazione delle misure richieste, anzi si ha la sensazione che l’incontro sia stato un atto dovuto per dar seguito alle numerose sollecitazioni dei Paesi produttori.

 “Si ha l’impressione che l’Europa stia prendendo tempo in attesa che le pesche finiscano – dichiara amareggiato Roberto Abellonio, direttore di Confagricoltura Cuneo -; assistiamo a posizioni blande e poco incisive da parte della Commissione Europea. Mi domando: ma se l’Europa non interviene in casi di crisi forti come l’attuale, e di fronte a richieste che giungono da più Paesi membri, a che cosa serve? Dobbiamo tornare a misure di sostegno nazionali? Auspichiamo che, visto questo stato di crisi, a livello nazionale e locale gli enti pagatori possano mostrarsi sensibili a questa situazione, velocizzando pagamenti arretrati e gli interventi del Psr in corso, tipo le misure 214 e altre, spettanti alle aziende”. Abellonio continua poi facendo riferimento ai tanto invocati interventi strutturali: “Tutti dicono che il settore frutta ha bisogno di una forte ristrutturazione, ma senza fondi europei e nazionali non potrà farcela. Si tratta di interventi, inoltre, che hanno bisogno di una pianificazione nel medio-lungo periodo che segua progetti ben precisi in grado di dare garanzie e certezze ai produttori”.

“Ci sentiamo abbandonati da chi dovrebbe prendere dei provvedimenti risolutivi - dichiara Alberto Giordano, presidente della sezione Ortofrutta di Confagricoltura Cuneo: -; siamo profondamente delusi da questo atteggiamento che non tiene conto di esigenze urgenti da parte di Paesi membri. Le risposte tardano ad arrivare, mentre noi produttori siamo ormai prossimi al tracollo per una campagna di raccolta che sta andando sempre peggio”.

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