24.09.2014

“Siamo proprio al buio. Non sappiamo il nesso tra l’orologio cui dobbiamo ubbidire e il miracolo di cui non dobbiamo disperare” (W.H. Auden, poeta inglese, 1907-1973)

L’orologio ha vinto. Ora comanda lui. Detta lui i nostri ritmi. E noi, con il fiatone, ci inchiniamo al suo potere. Sempre di corsa, sempre in ritardo. Sempre più impazienti.
Senza che ce ne accorgessimo il tempo è diventato una serie di scadenze. Devo finire entro le dieci, devo arrivare entro le 15, devo incastrare il tempo per la spesa e il tempo per andare a prendere i figli a scuola… Così, di scadenza in scadenza, con lo sguardo all’orologio, passiamo i nostri giorni. Governati dalla ruota inesorabile del tempo.
È vero, è inevitabile: il tempo è fatto di scadenze. Ma è anche fatto di scelte e di orizzonti.
Il tempo è innanzitutto ciò che scelgo. Io sono “tempo” per essere vivo. Dunque il tempo è un’occasione per scegliere di essere davvero presente a ciò che sto facendo. Non si tratta innanzitutto di “finire le cose”, ma di vivere ciò che sto facendo.  Il tempo è tutto ciò che capita mentre vivo: è il modo con cui sto con una persona, è la passione con cui faccio il mio lavoro, è il sapore che provo mentre mangio una pastasciutta, è il paesaggio che ammiro mentre vado da Fossano a Cuneo. Il tempo non si misura sulla scadenza raggiunta, ma sul modo con cui l’ho raggiunta. Il tempo non è una quantità, ma una qualità. Non è un meccanismo, ma uno stile di vita. Conta il mio modo di stare nel tempo. Contano le scelte, lo stile, l’affetto, l’entusiasmo, la passione, l’attesa. Ogni attimo vissuto intensamente dilata il mio tempo. E mi aiuta a toccare il miracolo della vita. Ogni attimo vissuto intensamente vince l’assillo dell’orologio e rende ricco il mio tempo. E mi aiuta a guardare oltre l’orologio, vedendo l’orizzonte verso il quale cammino. Non siamo macchine, ma uomini e donne che ancora cercano di costruire un mondo migliore. Non soldatini al ritmo dell’orologio, ma uomini liberi che spesso corrono, ma sanno sempre il motivo per cui corrono. E così, motivati, apprezzano il miracolo dell’attimo che stanno vivendo.