05.11.2014

"Al termine della notte non vi è la notte ma l’aurora, e al termine della disperazione non vi è la disperazione, ma la speranza" (Joseph Folliet, educatore francese, 1903-1972)

In questi giorni siamo stati a far visita ad uno o più cimiteri. Abbiamo passeggiato fra le tombe, ci siamo fermati di fronte alla lapide di persone care. Lì, fermi, guardando quella foto, siamo stati  assaliti da mille ricordi: momenti lieti o tristi passati insieme, discorsi, progetti, sogni, scelte. Poi, quasi sempre, al fondo di questi ricordi affettuosi, emerge la dura conclusione: la sua vita è finita. Magari ricordiamo la malattia, gli ultimi istanti, le ultime parole, il dolore della morte, i funerali. E la fine, dentro quella tomba.
Eppure noi siamo fatti per vivere. Un desiderio infinito di vita e di festa, di compimento e di vittoria arde dentro noi. Di fronte al dolore, alla malattia, al fallimento, alla sconfitta noi, istintivamente gridiamo: no, non è questo che voglio, non è questo che desidero. Tale reazione ci insegna che tutti noi siamo fatti per vivere, per star bene, per essere felici, per avere relazioni costruttive. La fine e la morte non sono per noi, non possono essere la parola definitiva.
Ecco la bellezza della nostra fede. Il cristianesimo è davvero la bella notizia che tutti aspettiamo. Il nostro desiderio di vita e di vita piena è vero, anzi è possibile. Al fondo della vita non sta la fine, ma l’inizio. Al fondo del dolore e della disperazione che abbiamo sentito per la morte dei nostri cari non sta altro dolore, ma la certezza di una nuova nascita.
Funziona come l’autunno che stiamo vivendo: giorno dopo giorno la notte si allunga e la temperatura scende. Gradualmente spunta l’inverno, il gelo, la neve. Ma al fondo dell’inverno non c’è l’inverno, bensì la primavera. Lo sappiamo già fin d’ora.
Così è per la vita: al fondo della vita non sta la notte, ma l’aurora di un nuovo giorno.
Illusione? No. Gesù Cristo è la nostra certezza. Al fondo della sua vita non c’è stata la fine, ma la risurrezione. In lui continuiamo a dire: al fondo di ogni nostra notte, anche la più terribile, troveremo l’aurora.