L’addio a Nino Dogliani, uno degli ultimi partigiani

Era salito in montagna a vent’anni, con l’amico Mario Dardanelli e con la staffetta partigiana Anna Maria Pagliero, per raggiungere i Garibaldini. È morto a 90 anni

Era uno degli  ultimi partigiani fossanesi. Martedì scorso aveva partecipato alle celebrazioni del IV novembre, cui non mancava mai, come per nulla al mondo sarebbe mancato alle celebrazioni del 25 aprile. Tutta la sua vita era ruotata attorn

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o all’esperienza partigiana; non ne parlava da “reduce”, ma con la consapevolezza dell’importanza di quella stagione per la democrazia nel nostro Paese. Si recava volentieri nelle scuole a parlare ai ragazzi, perché non si perdesse la memoria di quei fatti e di quel che essi rappresentavano per la storia italiana.

Nino Dogliani, che dopo la Liberazione aveva lavorato presso le Fonderie Bongioanni, è stata sempre una persona molto attiva. Anni fa si era messo alla macchina da scrivere e aveva appuntato le sue “memorie”. Sappiamo così che quando, nel ‘44, venne emesso il bando di chiamata alle armi (che diede l’ultimatum ai renitenti della sua classe  - la leva del ‘24 - Nino, che all’epoca era operaio specializzato l’officina termoelettrica torinese sfollata a Trinità, decise di non presentarsi al Distretto militare. “Il mio pensiero era di andare con i partigiani - scrive nelle sue memorie -. Il 3 luglio di mattino presto, con l’amico Mario Dardanelli e con la staffetta partigiana Anna Maria Pagliero, mi diressi in bicicletta in Val Maira, per unirmi ai Garibaldini”. Viene “arruolato”; nome di battaglia “Mustaffà”, forse per via dei suoi tratti fisici e del colore olivastro del suo viso.

 

Il ricordo di Nino Doigliani su La Fedeltà di mercoledì 12 novembre