12.11.2014

“Credo che lo sguardo dei bambini e degli scrittori faccia risultare misteriosi esseri e cose che in apparenza non lo erano” (Patrik Modiano, nobel letteratura 2014, nato nel 1945)

Una cosa è certa: abbiamo perso il senso del mistero. Tutto è diventato nudo. Lo sezioniamo con la scienza e lo padroneggiamo con la tecnica.
Prendiamo per esempio i fiori. Sappiamo tutto di loro: i processi di impollinazione, le fasi di crescita, la composizione molecolare, il tipo di pigmentazione. Sono nudi, non hanno più nulla da nasconderci. Ma sono muti. Non hanno più nulla da dirci.
Prendiamo l’essere umano: conosciamo cellule, tessuti, organi, fisiologia. Ma è diventato muto: una macchina che cammina.
Prendiamo il sole: conosciamo i meccanismi di fusione, la temperatura, le sue misure e potenzialità. Ma è muto: una fonte di energia tra le tante dell’universo.
In questo modo tutte le cose sono mute. Perché sono chiuse in se stesse, incapaci di rinviare ad altro.
I fiori non ci evocano più  il fascino della bellezza. Eppure stanno lì per quello: ricordano a tutti noi che siamo fatti per la bellezza, per cose belle, per creare bellezza attorno a noi.
L’uomo non ci rinvia più all’affascinate ed insondabile mistero della libertà. Eppure la vera grandezza della vita sta proprio lì: siamo liberi, siamo aperti, possiamo scegliere, cambiare, ripartire. Sempre.
Il sole non parla più di gratuità dell’esistere. Eppure siamo vivi perché lui continua gratuitamente a splendere.
Ecco la bellezza del mistero: la vita è molto più grande di quello che non crediamo. Dai bimbi e dagli scrittori impariamo a non rimpicciolire troppo in fretta questo nostro prezioso mondo.
E allora: esci fuori e guarda un fiore o una persona o il sole. E impara ancora a stupirti.