03.12.2014

“La tradizione è la salvaguardia del fuoco, non adorazione della cenere” (Gustav Mahler, musicista, 1860-1911)

Serve ricordare il passato? Serve spendere soldi per recuperare monumenti antichi?
A queste domande alcuni rispondono: non serve a nulla, tempo perso, denaro buttato. Il passato è passato, non ci serve più. Ed invece ricordare il passato è fondamentale: perché nel passato si trova la ricerca di senso di milioni e milioni di persone, in epoche diverse. Sono vissuti, hanno cercato una strada per dare senso alla vita, hanno lottato per costruire un modo degno di stare al mondo, hanno creato istituzioni per dire l’amore, l’educazione, la religione, la convivenza sociale. In una parola hanno cercato il miglior modo per essere uomini. E noi, riandando al passato, ritroviamo questa loro ricerca. Nelle rovine o nelle opere d’arte arde il fuoco che ha animato la vita delle passate civiltà. Per cui il passato ci aiuta a tener vivo in noi questo fuoco, ci stimola a cercare oggi il modo migliore per essere uomini. Perché anche oggi non è scontato sapere quale uomo desideriamo costruire, per quale immagine di uomo desideriamo lottare. Ogni giorno dobbiamo affrontare domande radicali: quale famiglia vogliamo costruire? Chi è un padre, chi è una madre? Quale educazione diamo alle nuove generazioni? Come stiamo incarnando la fede cristiana?
Certo non basta ripetere il passato. La ripetizione è inutile: non si può fermare il tempo, non si può negare il tempo che scorre. Anzi la ripetizione odora di morte: tiene la forma e perde la sostanza. Molti vorrebbero tornare ai “bei tempi andati”, fare “come si faceva una volta”. Ma recuperano solo modi, leggi ed abitudini, dimenticando lo spirito che ardeva in quelle forme. In mezzo alla crisi sta sorgendo una nuova società. Il passato serve a trovare l’ispirazione per il nuovo che nasce. Ci ricorda priorità che abbiamo perso, ci stimola su principi che hanno fatto vivere i nostri avi, aiuta a non spaventarci nella fatica.
Guardiamo un monumento antico della nostra città o paese e interroghiamoci: quale uomo - quale donna sto costruendo? Quale umanità stiamo costruendo?