Giornata del malato, le iniziative fossanesi

Nel pomeriggio rosario e messa in cattedrale. La sera fiaccolata mariana con partenza dalla chiesa di S. Bernardo e arrivo a quella di S. Antonio Abate

Mercoledì 11 febbraio, si celebra in tutto il mondo la giornata del malato. La ricorrenza è legata al Santuario di Lourdes nella festa della prima apparizione. La festa di Lourdes è stata scelta nella galassia dei centri mariani sparsi per il mondo perché Lourdes è diventata la “capitale della sofferenza” per la presenza massiccia di malati che da tutto il mondo vanno in pellegrinaggio alla grotta di Massabielle. A Fossano, ormai da alcuni anni, è l’Unitalsi a coordinare il pomeriggio che viene proposto ai fossanesi in Cattedrale. Il programma con i malati e gli anziani si conclude, come sempre, con la fiaccolata mariana nelle ore serali. Il programma prevede: alle 14,30 in Cattedrale recita del rosario, alle 15 celebrazione dell’eucarestia presieduta dai parroci della città e conferimento del sacramento dell’unzione degli infermi a chi ne fa richiesta; in serata, alle 20,45, si svolge la fiaccolata mariana con partenza dalla chiesa di S. Bernardo e arrivo a quella di S. Antonio Abate.

La riflessione

Ogni uomo, in ogni circostanza e situazione di vita, ha bisogno dello Spirito di sapienza per cogliere i segni della presenza provvidente e misericordiosa di Dio. L’esigenza di chiedere a Dio questo dono si fa ancora più forte quando la malattia bussa alla porta e fa sentire la sua scomoda voce. Quante volte, soprattutto se la malattia si mostra particolarmente aggressiva e prolungata, il ricordo di tempi sereni e pieni di vigore, torna ad affacciarsi alla mente: «Io ero gli occhi per il cieco, ero i piedi per lo zoppo» (Gb 29,15). Talvolta questa memoria diventa occasione di ringraziamento, altre volte di rimpianto e di collera, e causa quindi di ulteriore sofferenza. Come non mai, è quello il momento in cui gridare come il cieco di Gerico: «Signore fa’ che io veda» (Le 18,41) e ripetere con fiducia: «Donaci o Signore la sapienza del cuore!». Scrive papa Francesco con grande delicatezza e pudore: “La fede non è luce che dissipa tutte le nostre tenebre, ma lampada che guida nella notte i nostri passi, e questo basta per il cammino”. La comunità cristiana è chiamata a stringersi attorno alle sue membra sofferenti, a camminare con loro, accompagnarle con sollecitudine, consolarne la solitudine. L’immagine di Gesù che tocca gli occhi del cieco di Gerico per ridargli la vista ci ricorda la missione del Figlio di Dio venuto per toccare la carne sofferente dell’umanità e portare salvezza. La Chiesa continua la missione di Gesù: come Lui dobbiamo guardare ai ciechi e agli zoppi delle nostre comunità per portare parola e cura. Tale prossimità si fa ancora più necessaria in questo tempo difficile nel quale vediamo aumentare la povertà e la conseguente difficoltà, per molti, ad accedere alle cure necessarie. Mentre la comunità cristiana è chiamata a farsi voce dei più deboli e fragili, non può cessare di offrire opere-segno a favore delle vittime della cultura dello scarto, opere che rendono ulteriormente credibile l’annuncio del Vangelo della carità. Esorta il Papa: “Tutti dobbiamo uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo” (Evangelii Gaudium 20).