04.03.2015

“Sopravvivere vuol dire rincorrere qualcosa, vivere significa essere dentro qualcosa, qui e ora”  (Giampaolo Sandri, Cuneese 44 anni )

Giampaolo è costretto da una malattia a stare seduto sulla sedia a rotelle per tutta la vita. Lo guardo e vedo in lui l’esatto opposto del mito di tutti noi: correre. Noi siamo tutti di corsa: scadenze, orari, progetti, agenda. Il nostro ritornello è: “non ho tempo”. La nostra ossessione è: “sono in ritardo”. Ma andando di corsa perdiamo tutto ciò che ci sta intorno. È come quando vai forte in auto: sei costretto a fissare la strada, e così non vedi il paesaggio. Guardi la strada e perdi il cielo, il tramonto, i prati fioriti, le montagna. Anzi quando vai molto forte sei così preso dal guardare la strada che dimentichi anche chi ti viaggia accanto. Rispondi a monosillabi perché l’attenzione è tutta per la strada e per i cartelli che parlano della strada: curva a destra, curva a sinistra, dosso, incrocio. Ti interessa la strada. Tutto il resto è secondario. Anzi addirittura fastidioso: il sole che sta tramontando ti dà fastidio perché ti impedisce di vedere bene la strada; il passeggero che ti sta a fianco ti dà fastidio perché ti distrae con i suoi discorsi. E se devi passare in luoghi pieni di monumenti importanti ti arrabbi perché devi, per colpa loro, fare giri ampi ed allungare la strada. Ecco: andare veloce fa perdere tutto ciò che non è strettamente legato alla strada, alla meta.
Così spesso  è la nostra vita. Di corsa e vuota. Non abbiamo il tempo di entrare nelle persone, ascoltarle, incontrarle, ammirarle, ringraziarle. Non abbiamo il tempo di entrare negli eventi, ascoltarli, gustarli, capirli, amarli. Non abbiamo il tempo di entrare in noi stessi: ascoltarci, apprezzarci, perdonarci, rimotivarci. Dobbiamo correre. Con il rischio di arrivare alla meta soli e inconsistenti. Perché ciò che ci riempie non è la quantità delle cose, ma la capacità di entrarci dentro.
Dunque fermati. Guardati attorno. Ammira ed apprezza. Ringrazia. Buona vita.