25.03.2015

“Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva” (Marianella Sclavi, sociologa italiana, 1943)

L’altro giorno parlavo con una persona. Stavo cercando di spiegargli il funzionamento di un rito. Lui continuava ad interrompermi dandomi la netta impressione che non stesse seguendo il mio discorso, ma sue idee. Ho riprovato quattro volte a spiegarmi e, alla fine, gli ho detto: “Ma tu mi stai ascoltando?”. Lui c’è stato male, ma da quel momento abbiamo iniziato a capirci. Bellissimo! Questo esempio dice una situazione che capita spesso: parliamo ascoltando noi stessi e non chi ci sta parlando. Ne viene fuori un dialogo fra sordi. E usciamo da questi dialoghi senza nessun arricchimento. Ognuno esce come è entrato. Abbiamo parlato, ma non è successo nulla. Perché non abbiamo seriamente ascoltato l’altro. Perché ascoltare significa partire dalla convinzione che l’altro abbia ragione, che l’altro abbia sicuramente le sue ragioni. Se non parti da tale convinzione sminuisci le sue parole, non dai il dovuto peso, non ti sforzi di accoglierle e di lasciare che ti questionino. Ascoltare non significa “dar ragione”, ma significa capire le ragioni. Non basta sentire le parole, bensì sforzarsi di capirne il significato, di capire il senso che tali parole hanno per chi le pronuncia. Se uno mi sta parlando di un suo periodo di malattia non mi basta partire dalla mia idea di malattia per capirlo e neppure dalla mia esperienza di malattia. Devo cercare di capire che cosa abbia significato per lui quel momento di malattia, quali domande gli abbia fatto nascere, quali sentimenti, quali paure e quali scoperte. Solo allora posso dire di averlo ascoltato. Anzi è addirittura importante chiedergli che mi spieghi meglio cosa abbia provato, pensato, temuto, aspettato. Solo allora inizio ad ascoltarlo. E questo è proprio il contrario di ciò che spesso facciamo: uno ci parla di una sua malattia e subito noi cominciamo a raccontargli tutte le nostre malattie.
Stiamo entrando nella settimana santa: una bella occasione per far silenzio ed imparare ad ascoltare. Nuovamente sentiremo gli stessi racconti della Passione. E forse li sentiremo con la certezza di conoscerli già. Dunque li ascolteremo senza dar loro importanza, senza coglierne le ragioni. E usciremo dalla settima santa uguali a come ci siamo entrati. Proviamo ad ascoltarli davvero, a cercare le ragioni che hanno portato, nei secoli, milioni di persone a trovare in questi racconti una Speranza per vivere.