Don Ricca, originario di Mellea, racconta la sua esperienza al Ferrante Aporti

Il sacerdote salesiano, originario di Mellea, da 35 anni è cappellano al carcere minorile di Torino. Papa Francesco ha voluto pranzaere con i “suoi” ragazzi in occasione della visita a Torino

“Il mio oratorio al Ferrante Aporti”. A raccontarlo in un libro pubblicato poche settimane fa dalla Elledici è don Domenico Ricca, per tutti don Mecu, cappellano salesiano originario di Mellea.
Il libro-intervista è scritto da Marina Lomunno, giornalista torinese del settimanale diocesano La voce del popolo. Un libro interessantissimo perché ci apre le porte di una realtà che non conosciamo e che non riusciamo nemmeno a immaginare e ce la presenta attraverso lo sguardo e la competenza di un prete che “sa di cosa parla”.
Un libro che ha tanto da insegnare a qualsiasi genitore e a qualsiasi educatore, perché in ciò che racconta don Mecu possiamo riconoscere meccanismi e reazioni con cui ha dovuto fare i conti chiunque abbia avuto a che fare con gli adolescenti. Ma a don Mecu dobbiamo riconoscere una marcia in più, che rimanda certo alla sua esperienza pluridecennale al carcere minorile (35 anni), ma anche a un suo particolare talento, al suo carisma. Naturalmente lui dice il contrario (“Io non mi faccio tante fantasie; so bene che per i ragazzi il cappellano è una delle tante figure che può tornare utile e per questo fanno riferimento a me”). E lo dice non con il tono di chi si schermisce, ma con il tono di chi non si prende troppo sul serio.

L'intervista su La Fedeltà di mercoledì 8 luglio