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“Laudato si’, mi’ Signore”… dall’Amazzonia

Le riflessioni di don Damiano Raspo sull’umanesimo ecologico in terra di missione

“Laudato si’…” mi viene da dire e da pregare nella lode, riprendendo san Francesco; l’onda lunga dell’enciclica del Papa intitolata “Laudato si’...” arriva sin qui.

V’immagino forse in un periodo di ripresa dopo le vacanze oppure sempre alle prese con la stessa missione che sempre ci anima. Vi ho pensato in questi giorni e ora vi scrivo nell’imminenza dell’inizio di settembre, in cui siamo invitati a pregare con e per il Creato. “Laudato si’, mi’ Signore”, per la famiglia, fratelli e amici, per la terra e il cielo, per i vicini e i lontani, per poveri e ricchi… forse un nuovo “Cantico delle Creature” a noi è chiesto di cantare.

Rivedendo quest’ultimo periodo, mi piace pensare alla “regola delle 3T” che è stata formulata per un’azione semplice e coerente della Chiesa qui in terra amazzonica: Terra, Teto e Trabalho (Terra, Casa e Lavoro). Talora, celebrando nelle case o sotto un albero (non è sempre così, certo) e ascoltando le ciance, percepisco chi lega fede e vita alla terra e alle relazioni.

Sono contento, ma spesso si tratta di “succhiare il chiodo”, diceva padre Andrea Gasparino di Cuneo. Forse è la dinamica della lode, che sgorga autentica dall’ascolto profondo, dall’assenza di parole, dal mutismo e dal silenzio.

La stessa parola eco-logia ha a che vedere con eco-nomia ed ecu-menismo: nella stessa casa comune che è il mondo viviamo. Eppure in questi angoli di mondo tutto pare senza regole, o forse alla ricerca di senso delle nuove regole dell’umanità. Forse è questo che c’è chiesto: ritessere insieme l’abc di questa nuova generazione nel nostro ambiente, in un contesto di mercato globale, di differenti appartenenze religiose e dalle notevoli potenzialità tecno-scientifiche.

La casa prima di tutto

La stessa Conferenza dei vescovi brasiliani (Cnbb) ha già lanciato per la Quaresima di fraternità del prossimo anno il tema della casa e intende puntare su progetti sanitari di base e di rete fognaria, di cui in Brasile solo la metà delle case è fornita. Qui si dice che l’indice abbastanza alto di mortalità infantile sia dovuto a questi fattori, unito anche a una scarsa presenza di ospedali. Se penso poi ai veleni che in vari modi ci sorbiamo qui con i mega trattori e gli aerei che li diffondono pare di lottare come don Chisciotte contro i mulini a vento; eppure i veleni possono essere anche di altro tipo. “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra”...

Stiamo costruendo tessuti di fiducia, ma intrisi di fragilità, e in questo senso è stato molto bello il periodo della “settimana comunitaria” vissuta prima del 6 agosto… momenti di fraternità, messe e altro. Cresce la comunità e nello stesso tempo abbiamo riaperto il cantiere della costruzione della nuova chiesa, segno forte nella cittadina di Bom Jesus ove in questi ultimi nove mesi il clima era abbastanza teso e caldo a causa di assalti e interessi di terra. Inoltre è iniziata l’esperienza della scuola di teologia della Prelazia: l’iniziativa è del vescovo dom Adriano, alcuni professori che vedono bene questo tentativo innovativo aderiscono dai migliori centri del Brasile; l’esperienza pare andare bene, sebbene io debba coordinare il tutto, organizzare il mese residenziale e visitare i partecipanti nelle loro zone in tutto questo tourbillon (e già si parla dei nuovi iscritti del prossimo anno).

La missione certamente ti mette al limite, te lo fa conoscere e sperimentare. Il tuo, anzitutto. In ogni caso le tre sorelle descritte da Peguy - fede, speranza e carità - sono una buona compagnia, e la prima smuove le montagne…

La luce negli occhi di Yuri

Ci sono delle belle sorprese e s’imparano molte cose. Nelle scorse domeniche ho conosciuto meglio un ragazzino di dodici anni che tutti giorni munge le poche mucche e accudisce all’orto di casa perché il papà è malato di cancro da due anni: ora è lui il capofamiglia, con la mamma e due sorelline. Yuri ora entra in un cammino di catechesi personalizzato che abbiamo elaborato… anche grazie al fatto che la sua comunità nata da circa un anno si ritrova settimanalmente. La luce negli occhi di Yuri e le lacrime del padre risplendono del Mistero che è l’Amore e che rimane per sempre. La messa celebrata in casa sua (a 20 km da Bom Jesus) sotto il semplice tetto laterale della casa, il pranzo condiviso con una ventina di persone della comunità, la tenacia della mamma, la presenza di alcuni adolescenti venuti per aiutarci mi indicano dei sentierini silenziosi di speranza in queste immense latitudini e per quella regione detta “Bordolândia”, una ex-grande-fazenda di 30.000 ettari da 4 anni divisa fra 614 famiglie.

Il Brasile come...

il tungsteno

Il Brasile è grande, difficile da fotografare e qui me ne rendo sempre più conto: pensate che nei giorni scorsi ho fatto “un giro” nell’estrema zona nord-ovest della parrocchia ove non ero mai stato: 80 km per arrivare e in totale 217 km in un giorno e poi altri 190 in un’altra giornata. Questo Brasile in crisi politica ed economica è ora descritto da un romanzo a fumetti come il Tungsteno (altra T): varia di colore, è un metallo duro e richiede alte temperature; ma quanto è duro si spezza facilmente e la rottura si avvicina, dicono.

L’esperienza generale di missionario mi porta in questo tempo a percepire il senso dell’incertezza come una caratteristica comune e tipica di oggi. È una qualità che viene dal vivere in una cultura che non è mia e che so di non poter mai intendere pienamente. Da un lato la stessa lingua, ora ben nota, sempre di più pare essere non conosciuta a fondo e resto incompetente quasi come un bambino (sai le parole, ma non bastano in certe situazioni, e ti è chiesto di entrare in un altro registro di comunicazione più profonda); d’altro canto, mi trovo a dover presiedere cerimonie religiose, andare nelle scuole e rappresentare pubblicamente la comunità. Chi rappresento? Chi sono dunque ora? Tento di seguire Gesù e vivere le esigenze del Vangelo senza essere mai sicuro che siano idonee e se siano effettivamente comprese. Questo tipo d’incertezza mi porta a sviluppare un senso di umanità e di vulnerabilità, tratti di missionario straniero, pellegrinante e responsabile di cammini… in una terra che è madre, eppure talora appare matrigna perché affidata ai suoi figli poco sensibili.

Essere e diventare lode non è semplice, ma è opera dei semplici, da cui possiamo imparare diventando credenti in quanto credibili nelle nostre azioni. Non è così anche Gesù Cristo? Non è così che Lui guarda al creato come primo partecipe e responsabile di questo dono?

“Laudato si’, mi’ Signore”, con un grande abbraccio a voi! Un saluto a tutti, ai “meninos”, ai giovani e agli adulti, con “saudade”, affetto e speranza… chiedendovi di pregare anche per me. Um abraço.