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Insieme per dare una famiglia a chi non ce l’ha

Nell'anno dedicato alla vita consacrata presentiamo l'«Ordo virginum», una particolare forma di consacrazione femminile che trova espressione nella fraternità "Sacra famiglia" di Sant'Albano. Vite donate a Dio nel servizio della Chiesa locale

Lidia e Paola hanno già scelto, mentre Anna e Valentina stanno scegliendo, di consacrare la loro vita al Signore attraverso il proposito di verginità, nelle mani del vescovo locale. Si tratta di una forma di vita consacrata femminile, detta “Ordo virginum”, riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa. È una “categoria” (ordo) di donne, che sono chiamate a non sposarsi, rimanendo vergini (virginum), per donare la propria vita a Dio a servizio della propria diocesi, nella vita di tutti i giorni.

Nei primi secoli di vita della Chiesa, quando ancora non si erano sviluppate tutte le forme di vita consacrata che oggi conosciamo (suore, monache, istituti secolari...), se una donna desiderava donare la propria vita al Signore e metterla al servizio della Chiesa, andava dal proprio vescovo e chiedeva di essere consacrata. A partire dal Medioevo però, la consacrazione fu riservata solo alle monache che vivevano in clausura e di fatto l’Ordo virginum andò scomparendo. Il Concilio Vaticano II decise di ammettere di nuovo alla consacrazione le donne che desideravano vivere nel mondo, e questa forma di vita fu rivalutata nella sua forma originale, pubblica e solenne. Non si tratta di una congregazione o di un ordine religioso, non ci sono regolamenti né costituzioni, non c’è un abito, né vita comunitaria né una spiritualità specifica, e non vengono formulati i voti. Ognuna vive del proprio lavoro, condivide la vita ordinaria di tutti e mette a disposizione della Chiesa locale il proprio tempo e le proprie capacità.

Lidia e le altre sorelle hanno poi scelto di vivere insieme, aprendo una casa d’accoglienza e l’associazione “Sacra Famiglia”; prima a Merlo di Mondovì, e poi, dal 2013, a Sant’Albano, ospitando mamme e bambini, e lavorando all’esterno (come Paola), a sostegno delle persone e delle necessità più diverse, fisiche e spirituali. Molta gente conosce i servizi che prestano, (magari) un po’ meno le caratteristiche della loro vocazione, che vogliamo approfondire attraverso la seguente intervista.

Consacrate ma non suore; quali sono le principali caratteristiche della vostra vocazione?

Paola - Siamo consacrate direttamente nella Chiesa per le mani del vescovo, attraverso un momento pubblico, dove l’unico carisma, il dono che abbiamo, è questo proposito di verginità. La differenza con le suore è che loro si riuniscono in istituti, e hanno il carisma del fondatore da seguire. In quanto consacrate direttamente dal Vescovo nella Chiesa, ognuna ha una propria spiritualità, aperta sul mondo a 360 gradi. Una cosa bella, che ho sempre apprezzato, è il fatto che posso lavorare nel mondo secolare, al pari dei miei colleghi medici di base, e sono assunta dall’Asl, senza avere niente che mi distingua da loro.

Le persone che non vi conoscono e scoprono che siete consacrate rimangono sorprese?

Paola - Sì. Anche perché portiamo la fede al dito, consegnata dal Vescovo nel rito di consacrazione, come segno visibile nella società, per cui molti ci chiamano “signora”.

L'intervista completa su La Fedeltà del 9 settembre