Issr e Sti sempre più uniti per offrire una seria preparazione teologica

Per evitare di chiudere lo Sti e di favorire una maggiore integrazione con l'Issr, da quest'anno sono stati unificati i corsi uguali, salvaguardando nello stesso tempo le specifiche esigenze formative di chi frequenta i due percorsi. Intervista al Preside Issr Duilio Albarello. 

Duilio Albarello, preside dell'Issr
Duilio Albarello, preside dell'Istituto Superiore di Scienze Religiose

Questa settimana hanno riaperto i battenti l’Istituto superiore di Scienze religiose (Issr) e lo Studio teologico interdiocesano (Sti). Le due istituzioni scolastiche complessivamente contano circa 200 iscritti  provenienti dalle cinque diocesi della provincia di Cuneo (e alcuni studenti di Savigliano e Bra) e condividono i locali del Seminario interdiocesano. Da quest’anno saranno chiamate ad una più stretta collaborazione perché gli iscritti allo Sti sono ridotti a 25, a causa della diminuzione del numero dei seminaristi delle cinque diocesi e dell’assenza di frati Cappuccini. Per evitare di chiudere lo Sti e di favorire una maggiore integrazione fra le due realtà, don Luca Margaria e don Duilio Albarello, rispettivamente Presidi dello Sti e dell’Issr, hanno deciso di unificare i corsi uguali, salvaguardando nello stesso tempo le specifiche esigenze formative di chi frequenta i due percorsi. Per capire meglio l’offerta formativa dell’Issr e le prospettive di collaborazione abbiamo intervistato don Albarello.

Quanti sono gli iscritti all’Issr?

Le iscrizioni per il 2015-2016 sono ancora aperte sino alla fine di settembre, quindi mi riferirò ai dati del 2014-2015: l’anno scorso risultavano iscritti al quinquennio dell’Issr complessivamente 174 studenti, considerando tutte le tipologie (ordinari, straordinari, uditori e fuori corso); di questi, 20 erano iscritti come ordinari al primo anno.

Chi è lo studente tipo dell’Issr e per quali motivi frequenta questa scuola?

È chiaro che la maggioranza degli studenti dell’Issr si iscrive per conseguire il titolo abilitante all’insegnamento della Religione cattolica nella scuola. D’altro canto, secondo la nuova Intesa tra lo Stato e la Conferenza episcopale italiana, siglata nel giugno 2012, a partire dal 2017-2018 gli unici titoli che consentiranno di ricevere un incarico di insegnamento della Religione saranno la Laurea Magistrale in Scienze Religiose, oppure il Baccalaureato in Teologia con le opportune integrazioni di tipo didattico e pedagogico. Tuttavia c’è un numero significativo di persone che frequenta l’Issr perché interessato ad approfondire, a livello di cultura personale, i temi legati al pensiero dell’esperienza religiosa e specificatamente cristiana. Ad esempio, lo scorso anno accademico, a fronte di 133 studenti ordinari e straordinari, risultavano iscritti 41 uditori frequentanti uno o più corsi tra quelli proposti.

Come è cambiata negli anni la tipologia di chi lo frequenta?

Mi pare che nel corso degli ultimi anni tenda a crescere il numero di chi si iscrive subito dopo le Scuole superiori, spesso unendo la frequenza ad un altro corso universitario. Mi colpisce poi in positivo che si affaccino all’Issr anche persone che, pur dichiarando di non professare una fede religiosa oppure di essere lontani da un’appartenenza attiva alla comunità ecclesiale, nondimeno si riconoscono interessate a coltivare una conoscenza di tipo culturale dello sguardo inedito sulla vita e sulla realtà, che il rapporto con Dio in Cristo rende possibile. Inoltre, vi è un piccolo gruppo di uomini che si preparano al diaconato permanente e che per la loro formazione teologica si appoggiano ai corsi previsti nel Triennio.

Quali opportunità culturali offre l’Issr, cioè perché uno studente dopo le superiori dovrebbe scegliere questa scuola?

Come accennavo prima, mi sembra di poter dire che chi frequenta l’Issr ha innanzitutto a disposizione l’opportunità di incontrarsi con l’offerta di senso, che proviene dall’esperienza cristiana, e che nel percorso degli studi teologici viene proposta in una forma argomentata e critica, in dialogo con le differenti visioni del mondo religiose o meno, che sono presenti nel contesto della nostra società plurale. Non bisogna certo dimenticare lo sbocco lavorativo, nell’ambito dell’insegnamento della Religione cattolica: è assai probabile che, nel medio periodo, si creino maggiori possibilità di inserimento soprattutto nella Scuola dell’Infanzia e nella Primaria. Infatti, in seguito alle disposizioni previste dalla recente Intesa, saranno sempre meno gli insegnanti di classe in possesso di un titolo abilitante, e quindi prevedibilmente aumenterà la richiesta di docenti specialisti di Religione da parte degli Istituti.

La novità più grande di quest’anno sarà la collaborazione con lo Studio teologico interdiocesano: da cosa nasce e come verrà attuata?

La collaborazione con lo Sti ha una motivazione immediata, che è dovuta ad una diminuzione degli studenti iscritti al ciclo istituzionale di Teologia: continua il calo del numero dei seminaristi provenienti dalle cinque diocesi; inoltre i frati Cappuccini non si avvalgono più del nostro Studentato, in quanto è stata trasferita la loro casa di formazione. Tale situazione ci ha stimolato a prevedere la unificazione di tutti i corsi comuni presenti nell’itinerario dello Sti e dell’Issr, che verranno perciò proposti una sola volta nelle serate di lunedì, mercoledì e venerdì. Durante le mattinate di martedì e di giovedì, lo Sti collocherà i suoi corsi specifici e le integrazioni di quelli comuni. Tuttavia, esiste una motivazione più profonda, che sta alla base della collaborazione: essa infatti permette di mantenere nel nostro territorio provinciale la presenza dei due percorsi accademici di studio della Teologia, quello del ciclo istituzionale e il quinquennio di Scienze Religiose. L’eventuale chiusura dello Sti costituirebbe un obbiettivo impoverimento per la cura «specializzata» della dimensione culturale delle fede da parte delle nostre diocesi, dunque occorre mettere in campo tutta la creatività e la lungimiranza necessarie affinché ciò non accada.

Quali le iniziative di approfondimento culturale che verranno offerte a tutti durante l’anno?

Come ormai da molto tempo, l’appuntamento più strutturato sarà la Tre Giorni Studio, fissata nei giorni 18, 19 e 20 novembre (dalle ore 18 alle ore 22,30), dedicata al tema: “Maschio e femmina. La questione del gender”. Si tratta di una problematica complessa e delicata, che esige di essere affrontata senza fughe ideologiche e integralistiche presenti, purtroppo, dentro e fuori l’ambito ecclesiale. Ci aiuteranno a condurre una ricerca lucida ed equilibrata tre ottimi esperti del tema: la sociologa Chiara Giaccardi, la teologa Stella Morra e il moralista Aristide Fumagalli. Inoltre, proprio per sottolineare la novità della collaborazione tra Sti ed Issr, è stata prevista un’unica inaugurazione dell’anno accademico venerdì 6 novembre (sempre dalle ore 18 alle ore 22,30): il programma prevede la celebrazione dell’Eucaristia e la conferenza del teologo liturgista Andrea Grillo sul tema: «La famiglia dopo il Sinodo».