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Omaggio a Giovanni Balansino da “Galeasso” ad Alba

Pittore nato a Savigliano nel 1912 e vissuto a lungo nel milanese.

Sono trascorsi trent’anni (per la precisione 29) dalla scomparsa di Giovanni Balansino, pittore nato a Savigliano nel 1912 e vissuto a lungo nel milanese ma Angelo Galeasso, che gli è stato amico e che l’ha accolto diverse volte nella sua galleria albese, non l’ha dimenticato e gli rende omaggio con una mostra aperta in via Mazzini 2 proprio ad Alba dal 10 al 25 ottobre.
Di recente, nel 2012, c’è stata occasione di incontrare di nuovo l’opera pittorica di Giovanni Balansino (assieme a quella del figlio Giancarlo, come ora ad Alba) nella mostra che venne allestita a Cherasco.
Sabato 10 ottobre, quindi, negli ormai storici locali della galleria albese si è inaugurata questa rassegna che al padre accosta opere del figlio Giancarlo, che lo ha seguito sulla strada artistica, muovendosi però in maniera molto autonoma. Vedere questa mostra ad Alba è un poco come reincontrare un vecchio amico perché, dal 1960 al 1985 ho visitato tutte le sue mostre (o quasi) tra noi così come ricordo bene alcuni degli incontri con l’artista in occasione delle sue mostre.
Numerose infatti le mostre personali di Giovanni Balansino in provincia di Cuneo (e dintorni)  in quegli anni a cominciare dal 1960 alla cuneese galleria “Ranno” poi, dal 1961, alla galleria “La Meridiana” di Mondovì , e a seguire ancora Cuneo, Mondovì, Bra, Savigliano, Revello, Saluzzo, ancora Revello, poi ancora per diverse volte  Cuneo, Pinerolo, e ancora a seguire nuovamente Cuneo, Savigliano, Saluzzo, Bra  e poi alcune mostre che, con la prima da “Ranno” ricordo: nel 1971 alla sala della Provincia di  Cuneo, nel 1978 al Museo Civico di Savigliano, nel  1979 proprio  alla  galleria “Galeasso” ad  Alba e, infine, nel 1985 al  Circolo culturale “Detto Dalmastro” di Cuneo (e fu l’ultima mostra in provincia prima della repentina scomparsa l’anno successivo).
Ho ritrovato con grande piacere le opere di Giovanni Balansino ed è stato ricordare tante occasioni di tempi ormai lontani che mi ha riportato a rivedere quella sua esperienza di pittura che si richiamava molto all’esperienza dei postimpressionisti francesi ma che al tempo stesso, attraverso la lezione del suo maestro Bernasconi, lo riallacciava anche a quella della pittura lombarda di paesaggio di fine Ottocento: quindi ,direi, arte lombarda ma con uno sguardo attento all’esperienza d’oltralpe, paesaggi pervasi da profondo lirismo. Nature morte assai caratteristiche (collocate quasi sempre  in primo piano sullo sfondo di un paesaggio marino) e poi luoghi lontani, dal Varesotto alla campagna piemontese per passare poi nel cuore di Parigi con le suggestioni dei suoi scorci più famosi.
Quindi mostra interessante che è un piacere vedere.