Teresa Grigolini Cocorempas

Testimoni del Risorto 21.10.2015

Dal 2012 sta muovendo i suoi primi passi il processo di beatificazione di Teresa Grigolini Cocorempas, ma ci son voluti più di 80 anni per accorgersi che si trattava di una “vera martire” anche in assenza di spargimento di sangue. Bisognava infatti attendere che la sua congregazione religiosa si “riconciliasse” con la sua memoria, un processo lungo e complesso avviato nel 1995, quando a più di 60 anni dalla morte la sua salma è stata accolta nella tomba delle Missionarie comboniane, dov’era stata in precedenza rifiutata. Nasce a San Martino Buonalbergo, poco fuori Verona, il 14 maggio 1853, in una famiglia benestante, in grado di garantirle anche una buona istruzione. Le mette “gli occhi addosso” don Daniele Comboni, il prete veronese a caccia di vocazioni per l’Africa, che è di casa presso la famiglia Grigolini in quanto buon amico del papà. Affascinata dalle prospettive del Comboni, finisce per condividere il suo sogno di “rigenerare l’Africa”, anche se la congregazione non c’è ancora e bisogna proprio partire dalle fondamenta. Comboni è certo di aver fatto con lei un ottimo acquisto, se la descrive con queste lusinghiere parole: “testa, capacità, carità e pietà distinta. A ciò aggiunge una salute di ferro ed una attività sorprendente, e anche in arabo si difende abbastanza: ecco il tipo che intendo io!”. Anzi, per descriverla come si deve, deve prendere a prestito le qualità di altre super collaudate congregazioni: “essa alle qualità d’una Figlia di S. Vincenzo de’ Paoli, accoppia una sublime vita interiore d’una Sacramentina e d’una Figlia della Visitazione”. Naturale, quindi, che ad una suora con questi indispensabili requisiti, possa affidare il ruolo di superiora di quel gruppetto di quattro suore che il 10 dicembre 1877 lo accompagna in Sudan per l’apertura della sua prima missione. Monsignor Comboni muore in quella terra nel 1881 e gli viene dunque risparmiata la sofferenza di vedere le sue missioni travolte dal fanatismo islamico del Madhi, che autoproclamatosi successore di Maometto, dal 1882 al 1898 si impone come riformatore religioso e padre dell’indipendenza del Sudan. Suore e missionari vengono fatti prigionieri: alcuni muoiono nel primo mese di detenzione, altri scelgono l’apostasia in cambio della libertà, altri ancora come Teresa sopportano disumane condizioni di vita pur di non tradire il loro battesimo e la loro vocazione. Con il passare degli anni, le minacce di trasferire le suore in un harem si fanno sempre più pesanti e il governatore austriaco del Sudan, anche lui prigioniero, suggerisce dei finti matrimoni con dei prigionieri greci per salvare le apparenze e la vita alle suore, dato che la donna nella cultura mussulmana non può vivere sola e deve appartenere ad un uomo. I madhisti si accorgono, però, dopo tre anni, che da questi matrimoni non nascono figli e quindi, subodorando un inganno nei loro confronti, minacciano l’uccisione dei prigionieri. Il comboniano Padre Orwhalder, che in quel campo ha assunto funzioni di guida spirituale, decide così che almeno uno di quei matrimoni debba essere consumato, di modo che la nascita di un bambino salvi la vita di tutto il gruppo. La scelta ricade su Teresa, cui si chiede di sacrificarsi per tutti proprio nel suo ruolo di superiora. Accetta con la morte nel cuore, esclusivamente per “salvare le sorelle da mali peggiori”. Nascono tre figli, tra cui una bimba che muore a tre anni con grande dolore di Teresa. Nel 1898 con la vittoria degli Inglesi sul Madhi, tutti i prigionieri tornano alla loro situazione precedente, chi al convento chi nella propria famiglia: solo Teresa si accorge che “per me sola non ci sarà più né convento né famiglia e fino alla morte durerà la mia schiavitù», unita per tutta la vita a quel Dimitrj Cocorempas, che non ha né scelto né amato ed al quale si sente tuttavia legata per i figli che le ha dato. Assiste pazientemente il suo uomo, diventato violento, anche nella sua lunga malattia, lo riavvicina alla fede, e nel 1915 gli chiude gli occhi. Tre anni dopo rientra in Italia, con i figli ormai grandi e pronti a spiccare il volo, con grande imbarazzo dei parenti e del paese, “perchè tutti sapevano che ero stata suora”. La congregazione, in cui chiede di essere riammessa, si rifiuta di accoglierla e Teresa assapora fino in fondo l’incomprensione e l’esclusione, pur ritenendo di aver ad essa sempre appartenuto, almeno con lo spirito. “Dal vel del cor giammai disciolta”, spira dolcemente il 21 ottobre 1931, ad 81 anni, e solo 80 anni dopo viene messo in risalto il suo “martirio”, durato quasi mezzo secolo.