Floribert Bwana Chui

Testimoni del Risorto 16.12.2015

L'operazione “mani pulite”, che ha determinato il tracollo della Prima Repubblica, ma non ha purificato l’Italia dalla corruzione e dalle tangenti, ora ha il suo modello e, forse tra breve, il suo protettore. Certamente, per il solo fatto di essere ambientata in Congo, la testimonianza di questa settimana non è immediatamente riconducibile al modello di corruzione italiano, ma il principio che la ispira, globalizzato come pochi altri, la attualizza ad ogni latitudine. Floribert Bwana Chui nasce nel 1981 a Goma, nella regione del Kivu. Estroverso ed intelligente, proviene da esperienze forti in ambito cattolico, che hanno modellato in lui la stoffa del credente autentico. Come tanti altri giovani è idealista, sognatore, convinto di cambiare il mondo, e per questo si butta anche in politica, più che mai convinto che il Congo abbia bisogno di lui per rinnovarsi, dopo la triste esperienza della guerra civile da cui è appena uscito. E questo, proprio mentre negli ambienti studenteschi serpeggia la convinzione (che a Kinshasa è praticamente un obbligo) di “non credere che sarai proprio tu a raddrizzare il Congo”. È forse anche per questo che, al momento di scegliere, si butta in Giurisprudenza, studiando Diritto con passione e strizzando l’occhio al suo futuro, che si prospetta più che mai roseo e promettente, viste le sue capacità e i mezzi economici di cui la sua famiglia dispone. Insieme alla laurea gli arriva l’opportunità di conoscere da vicino la Comunità di Sant’Egidio e resta affascinato da quanto questa sta compiendo a favore dei più poveri nel vicino Rwanda. Vi entra a farne parte, imparando il gusto della preghiera che si traduce in attenzione ed aiuto per tutti gli emarginati, secondo il carisma specifico della Comunità. A livello personale si prende cura dei “maibobo”, i ragazzi di strada che tutti temono e che nessuno vuole avvicinare: di alcuni diventa amico, di altri fratello maggiore, girando nei quartieri più malfamati e pericolosi. “Non appena aveva qualche soldo in tasca, lo usava per loro”, ricorda il padre. Con la laurea in tasca trova subito lavoro come direttore dell’ufficio della dogana per la verifica della qualità delle merci: un posto importante in una città di frontiera come Goma, che gli consente anche di fare progetti per il futuro e di pensare al matrimonio. Svolge con grande scrupolo e senso del dovere il suo lavoro, che consiste nel verificare la qualità degli alimenti in transito sulla frontiera e certificarne la buona qualità. A Goma è opinione comune che mai nessuno dei direttori di questo ufficio sia stato esente dalla corruzione, come ben dimostra la facilità con cui si trova qualsiasi tipo di prodotto avariato sui mercati della città, tutti naturalmente con il timbro di certificazione dell’ufficio: la tangente è diventata norma in un Paese al 160˚ posto su 176 nell’Indice sulla corruzione. Nel clima di povertà diffusa del Congo si è fatta strada l’idea che ci si può arricchire in fretta e per farlo tutti i metodi sono leciti. L’arrivo di Floribert segna per l’ufficio un cambio di rotta improvviso, che nessun operatore economico della zona si aspetta. Il mese prima della sua morte, il suo ufficio stila un rapporto molto dettagliato su un’importante partita di riso avariato, per la quale riceve telefonate e pressioni, anche da parte di autorità pubbliche, per chiudere un occhio e prendere il suo compenso come avevano sempre fatto tutti. Si parla di 4-5 tonnellate di riso avariato, per la cui certificazione gli viene offerta una tangente di 3 mila $: una somma ingente, se si pensa che all’epoca la paga media mensile di un militare non supera i 5-6 $. Un rapido consulto telefonico con una dottoressa amica gli dà la certezza che quel riso, qualora immesso sul mercato, nuocerebbe gravemente alla salute dei suoi concittadini. “Come cristiano non posso permettermelo. Meglio morire che mettere a rischio la vita della gente”, è la sua risposta, che accompagna il verbale di distruzione della merce avariata. La reazione degli imprenditori non si fa attendere: il 7 luglio 2007 sparisce improvvisamente da casa, dopo una telefonata con cui è stato invitato ad un appuntamento. Lo ritrovano cadavere due giorni dopo e sul suo corpo ci sono i segni evidenti delle torture cui è stato sottoposto prima di essere strangolato: i denti rotti, un braccio spezzato, gravi ustioni un po’ ovunque. Tutto perché aveva creduto fino all’ultimo che “se non distruggessi ciò che è dannoso per la salute di tanta gente, se accettassi di farmi corrompere, sarebbe come se accettassi la mia, di distruzione”.