03.02.2016

“Siamo nati per seminare, non per raccogliere” (Agostino, filosofo e teologo, 354-430)

Quale metro usi per misurare la tua vita? Cioè, quando fai un bilancio della vita a cosa dai maggiormente importanza? In genere tutti diamo importanza ai risultati raggiunti: ho i figli a posto, con un buon lavoro; mi sono fatto una casa; ho conquistato la stima di tutti; ho un posto di potere… Se troviamo molti risultati ci riteniamo soddisfatti della vita vissuta e ci sentiamo arrivati, cioè fermi; se, invece, troviamo pochi risultati siamo tristi perché ci pare di avere avuto una vita scadente, inutile, sbagliata, ci assalgono i sensi di colpa, ci vien voglia di lasciarci cadere le braccia e fermarci. Guardare solo ai risultati rischia di bloccare il nostro cammino o perché ci pare di avere raggiunto gli obiettivi o perché ci sentiamo degli incapaci. Quanti adulti si fermano o perché pieni di sé  per i risultati conquistati o perché pieni di rimorsi per i risultati mancati! I primi non smettono di lodare se stessi, i secondi non smettono di criticare se stessi. Di fronte a tutto questo suona davvero saggia la frase di Agostino: “Siano nati per seminare, non per raccogliere”. Siamo al mondo non per raccogliere risultati, ma per seminare. Cambia la prospettiva. Il metro è la semina, non il raccolto. Valgo per quanto so seminare, valgo per la disponibilità a seminare. A qualunque età. Questo mi permette di essere in cammino. Perché, sia che io abbia ottenuto tanti risultati sia che ne abbia ottenuti pochi oggi conta quanto so seminare. E la vita precedente la misuro in base alla semina che ho fatto e alla capacità di seminare che ho appreso. Ogni ora, ogni giorno, ogni anno è tempo di semina, innanzitutto.  Un buon genitore è uno che semina per il futuro; un buon professore è uno che semina per il futuro; un buon adulto è uno che semina per il futuro. Intendendo per “futuro” non domani, non fra un anno. Il futuro è il tempo in cui io non ci sarò più. Perché allora  avrò esaurito il mio compito: quello si seminare. Per altri. Nella certezza che prima di me altri hanno seminato per me. E nella certezza che oggi altri stanno seminando per me. Sapere di essere seminatori ci rende sereni, leggeri, speranzosi, riconoscenti. E ci offre ogni giorno l’occasione per ripartire a fare il nostro mestiere. Senza volgerci troppo indietro. Sapendo che non si vive per accumulo, ma per scommessa. Non per i risultati raggiunti, ma per i sogni conservati. Semina solo chi ha ancora un sogno in cuore. Fino all’ultimo giorno. Perché i risultati riempiono mentre i sogni mantengono in cammino.