17.02.2016

“Il più felice dei felici è chi fa la gente felice” (Niccolò Tommaseo, linguista e scrittore, 1802-1874)

A nessuno piace essere triste. Sopportiamo il fatto di essere malati o stanchi o feriti. Ma non sopportiamo a lungo la tristezza. Ci soffoca, ci debilita, ci svuota. Abbiamo bisogno di serenità per vivere. Abbiamo bisogno di un po’ di felicità. Tanto che spesso la cerchiamo nei posti sbagliati. Inseguiamo piccoli lucciole credendole stelle. E ci dimentichiamo che la felicità sta nel cercare di rendere felici gli altri. Proprio come dice Tommaseo: “Il più felice dei felici è chi fa la gente felice” (frase letta nel bel libro del nostro don Pino “Uomini umani. Piste di umanizzazione”). Un mese fa ero a cena con amici. Ordino una bottiglia di vino importante per allietare il pasto. È un ottimo vino, credo di far loro piacere. Ma, assaggiatolo, mi dicono: “Non ci piace”. Era un ottimo vino, ma quella sera non è più piaciuto neppure a me. Perché? Perché la mia gioia nasceva dal far loro un piacere più che dal bermi un bicchiere di buon vino. Far felici gli altri ha un sapore più buono del vino buono. Proprio come dice Gesù Cristo: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20,35). Siamo fatti per costruire la felicità degli altri. E, facendolo, costruiamo la nostra. 

Nel nostro tempo si tende a ridurre l’amore a puro sentimento. Così facendo si riduce l’amore a “ciò che si sente”, anzi “a ciò che l’altro mi fa sentire, a ciò che l’altro fa per me”. Chiamiamo amore ciò che riceviamo più che ciò che offriamo. Chiamiamo amore ciò che pretendiamo più che ciò che promettiamo. Il tempo della Quaresima ci può aiutare a riscoprire l’amore come sforzo concreto per costruire la felicità dell’altro. Iniziando adesso, con chi hai accanto oggi. Buon cammino.