Chiara Luce, una vita breve, ma intensa e solare

Lunedì 14 marzo al Toselli la testimonianza dei genitori e degli amici della giovane in corso di beatificazione; la serata (con i Gen Rosso) a conclusione della rassegna "Parole fra Continenti"

Lunedì 14 marzo, a Cuneo, al teatro Toselli (ore 21) si parlerà di Chiara Luce Badano. L’incontro fa parte della rassegna “Parole tra continenti. Alle note musicali dei Gen Rosso seguiranno gli interventi dei genitori di Chiara e dei suoi amici più cari.

Chiara (in via di beatificazione) è morta giovanissima dopo una vita intensa e solare. Non vi è nulla di straordinario o prodigioso nella sua  vita. Eppure, in questa ragazza che amava il nuoto, lo sci, la musica e lo stare con gli amici, Dio è sempre stato presente. Cominciando da quella nascita, che Ruggero e Maria Teresa Badano attendono per undici anni e sorprendentemente ottengono il 29 ottobre 1971, a Sassello, nell’entroterra savonese. Chiara è tenace, “fuori dagli schemi” e attenta agli ultimi. Nel 1981, a nove anni, partecipa al “Familyfest”, un grande raduno dei focolari.

È una rivelazione: “Ho riscoperto il Vangelo sotto una nuova luce – scrive a Chiara Lubich – ora voglio fare del Vangelo l’unico scopo della mia vita!”. Molto presto però, Chiara sperimenta anche la sofferenza. Soprattutto quando, nonostante gli sforzi, per un incomprensione con una professoressa, deve ripetere il primo anno di liceo. Per la prima volta, Chiara sperimenta la sofferenza.

A diciassette anni, durante una partita a tennis, un dolore lancinante alla spalla porta alla tragica scoperta: si tratta di un tumore tra i più spietati, l’osteosarcoma. Un verdetto difficile da accettare. Quando rincasa dopo le prime terapie, Maria Teresa la attende: “Chiara, com’è andata?”. Ma lei, senza guardarla e gettandosi sul letto, rimane a lungo in preda a una grande lotta interiore. Solo dopo venticinque lunghissimi minuti, col suo sorriso di sempre dirà: “Mamma, ora puoi parlare!”. “All’inizio abbiamo l’impressione di andarla a trovare per sostenerla – racconta un suo amico – ma ben presto ci accorgiamo che entrando nella sua stanza ci sentiamo proiettati nella splendida avventura dell’amore di Dio. Eppure Chiara non dice frasi straordinarie, non scrive pagine e pagine di diario. Semplicemente ama”. Più il male progredisce, più l’esperienza di Chiara si fa intensa. Arriva a rifiutare la morfina perché “toglie la lucidità. M’è rimasto solo questo”.

Chiara Lubich (fondatrice e prima presidente del Movimento dei Focolarini) la segue passo passo. È lei a darle il nome di Chiara Luce. Muore il 7 ottobre 1990. “Mamma, sii felice, perché io lo sono!”.