16.03.2016

Silenter loquor

Sono stato all’inaugurazione della scultura che rappresenta gli artigiani di Fossano. Si trova sul viale Mellano. Mentre si avvicendavano i discorsi di rito sono stato colpito dalla scritta della meridiana posta sul muro della casa vicina. Dice così: “Silenter loquor” cioè: “In silenzio, parlo”. Bellissima. La meridiana è silenziosa, non fa rumore, non urla, eppure “parla”, racconta a tutti lo scorrere del tempo. La meridiana è un simpatico simbolo di chi, in silenzio, compie con serietà il proprio lavoro.  Ogni giorno. Mi fa pensare a quanti, nella nostra città, fanno meraviglie in silenzio, senza far rumore: genitori, insegnanti, studenti, operai, artigiani, commercianti, liberi professionisti, volontari, amministratori, preti… Quanti lavorano con serietà ed impegno, anche se i giornali e le televisioni non ne parlano, anche se il loro lavoro non fa e non farà mai notizia. Eppure lì, puntuali e fedeli come la meridiana, vanno in ufficio, mettono su l’acqua per la pasta, portano i bambini a scuola, vanno in fabbrica, tirano su le serrande del negozio, studiano la lezione per il giorno dopo… tutti i giorni. Questa sì che è una bella notizia, una grande notizia! Questa è la notizia che dovremmo vedere in prima pagina sui giornali, prima di tutte le altre. Perché racconta di migliaia, anzi di milioni di persone in Italia, di miliardi di persone nel mondo. Racconta di noi.
Il rischio che corriamo nel mondo moderno è di essere ottime persone, ottimi lavoratori, ma isolati. Lavoriamo e facciamo la nostra parte, ma sentendo sempre meno la nostra appartenenza alla città, al paese. Città e paese sembrano termini astratti, vuoti, che non ci riguardano. La città è un posto di transito, necessario, ma che non fa parte di noi. Per usare un termine difficile si dice che la città rischia di diventare un “non-luogo” (M. Augé). Che cosa è un “non-luogo”? È un posto dove si passa ma senza avere relazioni, senza cercare relazioni e senza sentire nessuna appartenenza. Un luogo dove si è anonimi, semplici fruitori, semplici consumatori. Tipici esempi di “non-luogo” sono: gli aeroporti, le sale di attesa, le autostrade, gli autogrill, i supermercati. Posti che attraversi, usi, dove sei considerato un numero, hai poche regole da rispettare (aspettare il proprio turno, non rovinare le confezioni, pagare il conto), non è messa in conto la tua identità. Ebbene, il rischio moderno è quello di ridurre città e paesi a “non-luoghi”, ovvero a luoghi da usare senza sentire nessuna appartenenza, da attraversare senza creare alcuna relazione. Abbiamo urgente bisogno di ricreare “comunità”. Abbiamo bisogno di essere onesti lavoratori, ma anche persone che sentono e curano la propria appartenenza. La città (il paese) è casa nostra. Ed è la casa dei nostri cuccioli di domani. Costruiamo per noi e per loro una casa vivibile. Per poterci sentire a casa in questo mondo. E non anonimi numeri, consumatori di passaggio. Buon cammino!