La terza frontiera dell’agricoltura: il simbiotico – 01

La Cattedra del Contadino 13.04.2016

L’agricoltura convenzionale, che corre al fianco della società dei consumi, è stata parte integrante del modello di sviluppo economico secondo cui è necessario aumentare i profitti e ridurre la manodopera. I risultati sono stati soddisfacenti in termini di quantità ma non sono mancati risvolti negativi per l’ecologia del sistema ambientale: inquinamento dell’acqua e del terreno, eliminazione insetti innocui ma sensibili ai veleni e appiattimento della biodiversità. La ragione? L’utilizzo indiscriminato di tecnologie meccaniche e prodotti chimici di sintesi.
L’agricoltura biologica prevede un metodo di produzione che si fonda sull’utilizzo di prodotti e processi presenti in natura, escludendo ciò che deriva dalla sintesi. Le norme tecniche di produzione, i prodotti utilizzabili per la difesa, la fertilizzazione, la preparazione, la conservazione degli alimenti e i canoni per etichettare ciò che deriva da agricoltura biologica sono definiti da un rigido regolamento, a volte appesantito dalla troppa burocrazia. È bene però interrogarsi sulla sostenibilità dell’agricoltura biologica: qual è il valore aggiunto e quali gli effetti diretti per quanto riguarda le componenti socio-economiche, ambientali e salutistiche?
Una nuova evoluzione dell’agricoltura potrebbe essere l’agricoltura simbiotica. Questa è stata concepita per dare vita ad un prodotto agricolo diverso. L’agricoltura simbiotica ha tre obiettivi.
Il primo è migliorare la fertilità del suolo e l’impatto ambientale.
Migliorare le funzionalità del secondo cervello: l’intestino.
Attraverso l’uso di micorrize nel terreno, il biota microbico della terra giunge attraverso il cibo a formare il biota intestinale e a mantenerlo quotidianamente.
Il simbiotico vuole inoltre dare vita ad un prodotto funzionale che possa distinguersi per le sue proprietà nutrizionali, un prodotto, quindi, nutraceutico.
(1 - continua)