Fra’ Luca Gazzoni viene ordinato diacono

Celebrazione presieduta dal vescovo, in Cattedrale a Fossano, sabato 16 aprile alle 20,30

“Emmaus”, nome sia della piccola comunità monastica ubicata nei locali adiacenti il santuario di Cussanio (oggi formata da fra’ Luca Gazzoni, professo solenne, e Federico, novizio) e sia della fraternità da cui è circondata (associazione pubblica di fedeli, che coinvolge preti, religiosi e laici del Torinese, approvata ufficialmente un anno fa) si arricchisce di un nuovo ministero. Fra’ Luca, infatti, diventerà “diacono transeunte” (cioè con la prospettiva futura di venire ordinato sacerdote); “incardinandosi sì nella diocesi, ma come religioso, cioè col carisma particolare della vita monastica” dice. Il diaconato è un ministero specifico a servizio della diocesi in cui è, ma, in questo caso, “non si identifica con il diaconato diocesano”, in quanto si innesta sulla vita religiosa che già da tempo fra’ Luca conduce.

La celebrazione si terrà sabato 16 aprile, alle 20,30 in Cattedrale e sarà presieduta dal vescovo Piero Delbosco.

Luca Gazzoni è nato 47 anni fa a Torino; laureatosi come educatore professionale, prima a servizio delle comunità terapeutiche e poi nell’Ufficio liturgico della diocesi di Torino, appassionato di canto e corale, dopo il giubileo del 2000 iniziò a collaborare con molte parrocchie per adeguare gli spazi delle loro chiese e per rinnovare la pastorale liturgica.

Chiamato alcuni anni fa a Fossano per una consulenza al fine di ripensare la Cattedrale, è rimasto in diocesi per collaborare nella liturgia. “Dopo alcuni anni di spostamenti su e giù tra Fossano e Torino (anche perché nel capoluogo insegnavo e insegno tutt’ora all’Istituto di musica e liturgia), ho scelto di rimanere a Fossano dove nel frattempo si stava cercando una sede per la nostra comunità. Venendo qui a Cussanio per il ripensamento della pastorale del Santuario e per dare vita al polo formativo - spiega fra’ Luca -, a quel punto fu necessario avere un riconoscimento canonico della fraternità e della comunità. Ho fatto la professione monastica definitiva l’anno scorso. Il vescovo Giuseppe Cavallotto, quindi, con me, don Pierangelo Chiaramello e don Domenico Cravero (che segue la nostra vita monastica) proponeva questo progetto formativo del Polo, che quest’anno ha il suo laboratorio sperimentale. E il nostro compito, per statuto, è quello di occuparci di queste cose. Poi si è aggiunta la cura del Santuario, proposto dal vescovo come luogo più congeniale per noi: don Pierangelo si è assunto la responsabilità di rettore e la comunità Emmaus vi collabora. Oggi mi viene chiesto di assumere questo stile di servizio” con e per la Chiesa, afferma l’interessato, con trepidazione. Che aggiunge: “Le persone che fin qui mi hanno accompagnato mi hanno chiesto di prendere in considerazione anche questo tipo di responsabilità ecclesiale, altrimenti sarei rimasto nella vita monastica semplice, orientata alla contemplazione, alla preghiera e all’ascolto della Parola di Dio”. Momenti che già scandiscono la sua vita personale e comunitaria, mentre una volta al mese c’è anche il ritiro di fraternità ed un incontro di orientamento vocazionale-battesimale con giovani che vengono un po’ da tutte le parti, soprattutto da Torino.