04.05.2016

“La realtà è più importante dell’idea” (Papa Francesco)

Per secoli abbiamo avuto la certezza che l’idea fosse più importante della realtà. Siamo cresciuti con la convinzione che le idee fossero più importanti della realtà. Avere le idee giuste in testa e conoscere le norme giuste era la cosa fondamentale. Difendere la sana dottrina era il primo dei comandamenti. E la vita era un adeguamento alla sana dottrina. Talmente importante era la dottrina che il mondo si divideva in persone che erano “dentro” o “fuori” a secondo del loro rapporto con la dottrina. “Dei nostri” si riferiva a coloro che erano in linea con la dottrina; “non dei nostri” erano coloro che non erano in linea con la dottrina. “Regolari” erano coloro che erano conformi alla dottrina e alle norme morali; “irregolari” coloro che non condividevano alcuni aspetti della dottrina o alcune norme. Pensare la realtà era più importante del vivere la realtà. L’idea era al primo posto; tutto il resto rischiava di essere un “oggetto muto da manovrare”. Tutta la realtà rischiava di essere un oggetto muto e secondario, passivo, a totale disposizione del pensiero. Così era il corpo: una “cosa” da amministrare, tenere a bada, sfruttare. Così era la terra: una “cosa” muta e passiva, da usare, sfruttare, trasformare. Così gli affetti, il lavoro, il dolore, la gioia, la festa, la sessualità. Spesso tutte queste realtà erano più immaginate che conosciute, più normate che capite. Pensate allora a quanto sia rivoluzionaria la frase del Papa: “La realtà è superiore all’idea” (EG 231). Perché la realtà semplicemente è, mentre l’idea si elabora. Pertanto i nostri ragionamenti devono partire da ciò che è, per interpretare ogni cosa; pensare significa innanzitutto ascoltare, lasciar entrare, interpretare, comprendere la realtà. Per evitare meravigliosi castelli astratti o tremende gabbie che finiscono per incarcerare ogni cosa. Ma anche per evitare, nei nostri giorni, la tendenza a rinchiuderci nelle nostre opinioni, senza confrontarci con la realtà. La tentazione che ci fa dire in modo indiscutibile: “Io la penso così”. Senza motivare, senza mostrare la realtà a cui ci si riferisce, senza accettare la realtà dell’altro che la pensa diversamente da me. La tentazione dei pregiudizi e dei luoghi comuni, sempre così generici e privi di verifica concreta. Luoghi comuni detti senza aver davvero incontrato e conosciuto ciò di cui si parla: “le donne non sanno guidare”; “i giovani sono tutti fannulloni”; “gli immigrati sono tutti pericolosi”: ecco esempi di luoghi comuni detti senza aver incontrato tante donne che guidano benissimo, tanti giovani che sgobbano tantissimo, tanti immigrati dal cuore grande. La realtà va ascoltata perché parla, non è muta, non è neutrale, non è informe. Per noi cristiani, che crediamo all’incarnazione, ogni cosa è abitata da Dio. Gli uomini e le donne, gli avvenimenti, il creato sono modi con cui Dio si fa presente. Per questo prima di parlare bisogna pensare. E prima di pensare bisogna ascoltare la realtà.