18.05.2016

“Non so nulla delle certezze, ma la vista delle stelle mi fa sognare” (Vincent van Gogh, pittore olandese, 1853-1890)

C’è un tipo di persone che fatico a sopportare: sono le persone che hanno certezze su tutto. Non mi riferisco alle persone molto colte, che sanno parlare di ogni argomento. No. Mi riferisco alle persone che parlano anche di ciò che non conoscono affatto. Persone che sparano sentenze sul vino che stanno bevendo, anche se non sanno nulla di vino. Persone che sparano giudizi sul monumento che stanno visitando o sul dipinto che stanno guardando, pur non sapendo nulla d’arte. Persone che fanno affermazioni nette sul Papa senza mai aver letto una riga dei suoi scritti. Persone che si ritengono “spontanee” e “sincere” perché dicono ciò che  esce dal loro cuore, senza mai chiedersi il valore di ciò che dicono. Parlano come sudano.  Nell’epoca delle opinioni, tutte le opinioni pretendono di essere una verità. Mentre spesso la verità è molto più ricca, complessa, variegata, profonda. Chi spara sentenze non è mai un onesto ricercatore della verità. Chi spara sentenze non è amico della verità, perché non ha mai camminato in cerca di essa. Confonde il proprio sentire con la verità. Non cerca la verità, ma se stesso. Non sopporta quasi mai le posizioni altrui; le domande lo rendono nervoso. Perché ogni domanda esige una ricerca. Così, credendosi padrone della verità, gioca continuamente in difesa delle proprie certezze. Ma vivere non significa difendere le proprie certezze, bensì cercare a partire dalla propria piccolezza. La sapienza è figlia dell’umiltà e di molta faticosa ricerca. Sapendo che non ho ancora imparato davvero a gustare un buon bicchier di vino, né ho ancora del tutto scoperto la bellezza di un tramonto o il sapore di un abbraccio o la profondità di un’opera d’arte. Per questo mi avvicino ad ogni cosa in punta di piedi, desideroso di imparare. E, dunque, di crescere. Proprio come dice  Van Gogh: “Non so nulla delle certezze, ma la vista delle stelle mi fa sognare”. Van Gogh era un insaziabile ricercatore. Non si fermava alle certezze raggiunte. Guardava le stelle e, vedendole così lontane, si metteva in cammino per raggiungerle, cioè si metteva in cammino per inseguire i sogni. Sempre in cammino. Meravigliosamente in cammino. Egli sapeva che vivere significa camminare, vivere significa imparare, vivere significa meravigliarsi. Come consiglio vi lascio questa sua splendida espressione: “Faccio sempre ciò che non so fare, per imparare come va fatto”. Buon cammino.