Sabatino Iefuniello

Testimoni del Risorto

“Ci sono profeti che scrivono, che parlano, che si fanno conoscere, sono i profeti maggiori… E poi ci sono i profeti minori, che sono forse quelli che più fanno per il mondo, cioè quelli che non parlano molto, quelli che si fanno poco conoscere, ma che vivono seriamente la vita evangelica, quelli che costruiscono pezzo per pezzo la Chiesa, giorno per giorno”. Sono parole di 34 anni fa, pronunciate dal cardinal Martini e riferite a Sabatino Iefuniello, per cui sta celebrando la messa, nel trigesimo della morte. E, profeta anch’egli, il cardinale non si sbaglia; perché, seppur “minore”, Sabatino è profeta di particolare efficacia, anche a più di tre decenni dalla morte, se di lui nel 1996 si è sentito il bisogno di iniziare la causa di beatificazione. Nel 1968 è un ragazzo ventunenne, che dal Meridione, precisamente da Sarno (Salerno), sale a Milano con la sua valigia di cartone insieme alla sorella, tra i tanti che cercano al Nord un riscatto dalla povertà del depresso Sud d’Italia. È un ragazzo frastornato e confuso, che ancora sta cercando di capire cosa fare “da grande”: dopo un’infanzia non molto promettente, la vocazione sacerdotale che gli sembra di sentire è stata bocciata per ben due volte, prima dai Francescani e poi dai Vocazionisti, in entrambi i casi, sembra, perché “non portato per gli studi”. Si porta appresso uno scompenso cardiaco conseguente ad una brutta caduta dalla bicicletta durante l’adolescenza che tiene a bada con periodici controlli e continue cure, ma sarà comunque così importante da condizionarne la vita ed affrettarne la morte. Riesce a ricomporre la famiglia, trovando un alloggio adatto ad ospitare anche i genitori e l’ultima sorella, rimasti al Sud, ma è solo una breve parentesi, perché papà si innamora di un’altra donna e va a vivere con questa, aprendo in Sabatino una ferita che durerà per tutta la vita. A Milano, insieme al lavoro, trova anche la serenità, prendendo parte all’attività della parrocchia di Santa Maria del Suffragio e alla vita associativa dell’Azione Cattolica, ma la sua vera ascesi inizia con l’adesione al Piccolo Gruppo di Cristo, un’organizzazione ecclesiale di semplici fedeli, che aspirano alla perfezione attraverso una vita cristiana impegnata, un intenso cammino spirituale e la professione dei consigli evangelici. Qui gli sembra di trovare la realizzazione della sua vocazione, come consacrato nel mondo, e un eccezionale sostegno spirituale. Vocazione nella vocazione, nel 1977 accanto a fratel Ettore Boschin, scopre il sottobosco di miseria e di esclusione sociale in cui vivono i barboni di Milano. Il taciturno, timido e poco appariscente Sabatino è l’esatto contrario del vulcanico, prorompente e dinamico camilliano e forse, proprio per questo, si compensano a vicenda. Di quest’ultimo diventa, anzi, il primo insostituibile collaboratore, trascinando in quest’opera di misericordia altri suoi amici e conoscenti, a loro volta affascinati e stupiti della naturalezza, dalla delicatezza e dalla premura con cui Sabatino va a cercare, pulire, sfamare, rivestire, medicare poveri essere abbruttiti da una vita di stenti, pieni di pidocchi, dall’odore insopportabile e nauseabondo per via della crosta di sudiciume che come colla fa aderire alla pelle i loro poveri stracci. Riservato per natura, Sabatino si sente a suo agio con gli ultimi che va a scovare alla Stazione Centrale di Milano: in principio, una sola volta a settimana; poi due volte, quando si inizia a portar loro la cena; infine, dal 1979, tutte le sere, dopo il suo lavoro di fattorino, perché con la morte della mamma si sente sciolto da ogni obbligo familiare. Anzi, si rivela un impareggiabile organizzatore e un puntiglioso pianificatore degli interventi caritativi, mentre la sua intensa vita spirituale e l’incondizionata dedizione ai poveri ne affinano la sensibilità e la disponibilità, potendo così confidare ai più intimi che quando fascia le piaghe dei suoi barboni gli “sembra di vedere in loro Gesù”. Per Lui pensa di non fare mai abbastanza, anche in quei primi mesi del 1982, in cui la broncopolmonite lo perseguita e gli procura febbre e spossatezza, costringendolo a ricoveri e lunghe convalescenze. E neppure quel 23 agosto, quando vuole comunque andare in mezzo ai suoi poveri e ha una brutta ricaduta, perché, sudando per lo sforzo e la debolezza mentre scarica i loro viveri, si becca pure un acquazzone estivo. Il giorno dopo devono di nuovo ricoverarlo, questa volta in rianimazione, dove spira il 30 agosto: ai poveri ha dato veramente tutto, anche la vita.