Il dopo-Brexit è solo agli inizi

Sono giorni in cui molto si discute su quale sia l’impatto di Brexit, tanto sulla Gran Bretagna  che sull’Europa e il resto del mondo.

Sono giorni in cui molto si discute su quale sia l’impatto di Brexit, tanto sulla Gran Bretagna  che sull’Europa e il resto del mondo.

Non si può negare che l’impatto sia forte e perlopiù negativo, anche se diversamente modulato per i diversi attori coinvolti.

Tra le conseguenze negative spicca in particolare la frana che ha travolto i politici britannici: dalle dimissioni di David Cameron, rapidamente sostituito da Theresa May,  alla fuga dalla sua responsabilità di “brexista” scatenato dell’eurofobo Nigel Farage, fino all’altro ieri compare di Beppe Grillo. E’ sulla graticola anche il leader laburista, Jeremy Corbyn, accusato di aver condotto una tiepida campagna in occasione dei rovinoso referendum del 23 giugno. Da Bruxelles se n’è dovuto tornare a casa il membro britannico della Commissione europea, Jonathan Hill, detentore non a caso di un “portafoglio” europeo pesante: quello della stabilità finanziaria, dei servizi finanziari e dell’Unione dei mercati dei capitali.

Intanto a Bruxelles ballano altre poltrone importanti, come quella dello stesso Presidente della Commissione europea, Jean Claude Junker, nell’attesa di sapere quale sarà la sorte nelle Istituzioni comunitarie dei 73 parlamentari d’oltre Manica e  di oltre duemila funzionari britannici, condannati a ridiventare sudditi di Sua Maestà.

Più importanti sono gli effetti sull’economia e la politica in Gran Bretagna, in Europa e nel mondo. Per ora non si vedono grandi conseguenze per il modesto settore manifatturiero inglese mentre è molto a rischio il settore dei servizi, in particolare finanziari, molto sviluppato in Gran Bretagna e in particolare a Londra.

Sul continente Brexit ha scatenato una forte volatilità sulle Borse, presto rientrata, e reso incerto il flusso degli investimenti, con l’effetto immediato di rallentare una crescita già debole e aggravare molte situazioni occupazionali, come confermato dalla Banca centrale europea e dal Fondo monetario  internazionale.

Dove però lo scossone della Brexit sembra aver generato dinamiche di forte impatto, destinato a crescere, è certamente quello della geopolitica internazionale. Già lo si è visto in occasione del Vertice NATO di Varsavia con un riposizionamento degli USA con la Gran Bretagna, dell’UE con l’Alleanza atlantica, in coincidenza con i nuovi e  ambiziosi orientamenti tedeschi sulla sicurezza, con l’adozione di un Libro bianco da parte del Bundestag.

Quasi contemporaneamente sono suonate le campane a morto per il negoziato sul “Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti” (TTIP), che non vedrà una conclusione prima della scadenza del mandato di Obama e non si sa come potrà ridecollare con la futura amministrazione USA, soprattutto se dovesse essere guidata da Donald Trump, in una stagione in cui sembrano tornare i venti del protezionismo sulle due sponde dell’Atlantico.

E sono naturalmente in fibrillazione le Cancellerie europee e le Istituzioni comunitarie: queste ultime, Parlamento e Commissione, orientate verso una linea negoziale dura con la Gran Bretagna, divisi e preoccupati dei propri interessi nazionali i governi dei Paesi UE.

Gli occhi di tutti sono naturalmente puntati sulle due donne chiamate presto ad affrontarsi duramente: la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, da una parte e Theresa May, la nuova Prima ministra britannica, dall’altra. Tutte e due hanno mestiere da vendere, ma temperamenti diversi: potrebbero accordarsi per un negoziato “senza fretta” per dare il tempo alla May di riunificare un Regno disunito e far fronte a una situazione inattesa e alla Merkel di arrivare senza danni alle elezioni politiche del prossimo autunno, salvaguardando gli interessi tedeschi.

A recuperare la sua parte dell’eredità europea della Gran Bretagna ci sta provando anche l’Italia, senza però distrarsi da un tavolo destinato a contare molto: quello del possibile direttorio a tre con Germania e Francia. Dopo la riunione di Berlino, l’incontro in Italia di Renzi con la Merkel e Hollande di fine agosto dovrebbe già mandare qualche messaggio in proposito.