27.07.2016

“Per avere coraggio occorre che qualcuno ci dia coraggio” (S. Colombo, sacerdote, 1943-2013)

Il nostro tempo è stato definito “L’epoca dell’incertezza”. In questi giorni ci accorgiamo di come sia vera tale espressione. Ogni giorno apri il giornale e sfogli pagine cariche di odio, di conflitti, di attentati. Senti la precarietà e l’incertezza sulla pelle. Stai in ansia per il figlio che è in Inghilterra per studio, per l’amica che è a Bruxelles per lavoro, per i parenti che sono in vacanza in Costa Azzurra. E sei incerto se partire o meno per il viaggio progettato da mesi. Ogni luogo sembra pericoloso. Ogni giorno che arriva sembra pericoloso. Camminiamo in un campo minato, trattenendo il respiro, incerti sul da farsi. Abbiamo bisogno di coraggio. Nella consapevolezza che la vita è, da sempre, un atto di coraggio. Ci vuole coraggio per mettere al mondo un figlio, ci vuole coraggio per educarlo, ci vuole coraggio per fare un investimento, ci vuole coraggio per fare scelte importanti come sposarsi, cambiare lavoro, affrontare un intervento delicato. Ci vuole coraggio per credere alla vita anche di fronte ai fallimenti. Ci vuole coraggio per ripartire dopo le sconfitte. Oggi ci accorgiamo che la questione del coraggio riguarda l’intera comunità, riguarda la nostra stessa cultura. Siamo una società capace di generare coraggio? Abbiamo riserve di coraggio, strumenti capaci di suscitare coraggio? Abbiamo strutture o luoghi capaci di sostenere il nostro coraggio, le nostre scelte, il nostro sguardo sul futuro? Perché il coraggio non viene da sè, non è un’energia che sgorga spontanea nel cuore di uomini eletti. Il coraggio va allenato ed alimentato. Come dice bene S. Colombo, “per avere coraggio occorre che qualcuno ci dia coraggio”. Il coraggio nasce dalla certezza che la lotta merita, ha una ragione, non è tempo perso. Il coraggio nasce dalla certezza che la vita merita, ha un valore, ha una bellezza, nonostante tutto. Il coraggio nasce dall’affetto: possiamo combattere per coloro che amiamo. Il coraggio è figlio della fiducia: chi si fida osa. Per questo motivo dobbiamo lavorare sull’affetto e sulla fiducia. Aiutarci ad aumentare l’affetto per la bellezza di questa terra e di questa società. Ed aiutarci ad aumentare la fiducia per questa terra e per questa umanità. Oggi più che mai i cristiani possono riscoprire il valore di essere “credenti”. Perché i cristiani sono coloro che credono ogni giorno nella “Bella Notizia”, anche di fronte alle cattive notizie. C’è una bella notizia: Dio non smette di essere un Padre, di fare il Padre. E, soprattutto, Dio non si stanca di essere un Padre Buono. I cristiani continuano a crederlo e testimoniarlo, oggi più che mai. Ed in questo modo generano coraggio. Perché, “se esiste qualcosa che molte persone si aspettano ancora dalla testimonianza dei credenti credo non sia la pedanteria disciplinare del notificare ogni passo falso, ma proprio questo indispensabile carisma del dare coraggio” (G. Zanchi). E allora… coraggio! E buon cammino!