“Fiori fragili” per Cesare Botto a Demonte

In mostra fino a sabato 27 agosto.

Si è inaugurata a Demonte mercoledì 17 agosto (per restare aperta fino al 27 prossimo, dal mercoledì alla domenica al pomeriggio) una mostra del pittore cuneese Cesare Botto che, con il suggestivo titolo di "Flowers of fragility" ci mostra quella che sembra un nuovo momento del percorso di ricerca dell'artista.

Lo presenta in catalogo l'amico poeta e critico d'arte Remigio Bertolino il quale nel testo scrive, tra l'altro, che "negli ultimi lavori, ... , la forza creativa dell'artista tocca apici di lirismo assoluto. Nel dinamismo di un vorticante gioco cromatico, costellazioni
materiche fluttuano in universi in espansione." Più avanti, nello stesso testo di presentazione, aggiunge che la suite presentata in questa rassegna " si sviluppa come un cantico alla bellezza".

Considerazioni queste da condividere perchè Botto, con quasi tutte le opere presenti in rassegna, sembra mostrare di aver intrapreso un nuovo momento (innovativo) del suo percorso, superando gli schemi che (almeno a me) sembravano averlo fermato nell'evolversi della sua espressività.

In questa rassegna Cesare Botto incontra nuovi materiali di supporto, nuove combinazioni per le tecniche miste e direi nuove ispirazioni.

Ancora Remigio Bertolino in catalogo scrive:"Alcune opere mi paiono esemplari e altamente connotative di questo originale percorso che si sviluppa all'insegna di un ésprit de finesse quanto mai raffinato e moderno. Colori e forme tendono a dissolversi in mulinelli vorticanti di chiazze cromatiche, una ruota danzante di giallo pirite, preziosi bagliori di topazio, accensioni di cinabro e turchese, preziose ametiste in nebulose fluttuanti".

Ancora affermazioni che condivido pienamente e che, a mio sommesso avviso, sono una chiara prova di una evoluzione rispetto a soluzioni di un passato (nemmeno troppo recente) in cui Botto aveva rischiato di restare imprigionato; da qualche tempo era parso  indirizzarsi timidamente verso orizzonti nuovi e diversi senza che fosse dato capire se stesse per imboccare il percorso di esperienze evolutive del suo linguaggio.

Il percorso , sotto il profilo della ricerca di una nuova e differente espressività, mi sembra interessante e, sopratutto, mi sembra promettere una rinnovata energia in chiave cromatico-tonale.

Dice ancora Remigio Bertolino che " la suite dei "Fiori di fragilità" si sviluppa come un cantico alla bellezza fluttuante e transeunte, in una esaltante ricerca che si spinge al limite dell'indicibile, dove segno alfabetico e ideogramma diventano lo stimolo di partenza per viaggi verso una totale immersione nel "medium" del foglio ...".

E' proprio, a mio sommesso parere, l'incrociarsi dell'ideogramma con il segno alfabetico la necessaria premessa per questa forma espressiva nuova che rimarca l'evolversi della ricerca di Cesare Botto.

Dalla simbiosi che nasce da questi elementi con il ventaglio cromatico che è di sicura padronanza dell'artista nasce una serie di lavori di vivo interesse.

C'è infatti in questi lavori, sopratutto nei fogli "olio su carta" sia japon che antica con vecchi testi, una freschezza, una luminosità ed una immediatezza di esecuzione che ti fa restare ammirato e che fa riflettere come l'artista possa, con l'uso di colori ad olio e tracce di ideogrammi, far rivivere e riportare ad un momento di vita attuale vecchie carte e vecchi fogli da considerare (sotto un certo punto di vista) un documento "morto" e "storico" per l'età del materiale che lo costituisce: fogli di carta artigianale fatta a mano nelle "tine" delle cartiere settecentesche uscite da solai e cantine e sovente rintracciabili sui mercatini di anticaglie.

In mostra alcuni pezzi (se non sbaglio tre) risalgono ad anni lontani (su uno ho letto la data "1993") a dimostrare che Botto su un percorso di ricerca in questa direzione già si era avviato, volgendo poi la sua attenzione in altra direzione nella quale si era (a mio sommesso parere) fermato e sclerotizzato in schematismi pericolosi per il cammino sempre in evoluzione di un artista.

Adesso quel percorso è ricominciato e mi auguro che non si tratti di una "stagione conclusa", di un momento di riflessione (e magari di ripiegamento) finito; spero invece che da questo "momento" interessantissimo e suggestivo prenda il via una nuova evoluzione di una espressività che per tanti anni mi è parsa valida e ricca di fascino.

Una ripresa del cammino, ritornando indietro nel tempo, non è di per sè un fallimento ma semmai il riconoscere che un certo percorso, interrotto, meritava di essere continuato.