Terremoto, 292 le vittime

La situazione aggiornata e il numero dei morti

Mentre la terra continua a tremare, con scosse anche violente, sale a 292 il numero delle vittime del terremoto che ha colpito il centro Italia alle 3:36 del mattino di mercoledì 24 agosto, con epicentro ad Amatrice e Accumoli, nella provincia di Rieti. Il bilancio comprende gli ultimi due cadaveri recuperati lunedì dai Vigili del fuoco sotto le macerie dell’hotel Roma ad Amatrice, dove si è registrato il maggior numero di vittile. “Sui dispersi ci stiamo interrogando da giorni, ma un cifra ufficiale ancora non c’è” ha detto Immacolata Postiglione, capo della gestione emergenze della Protezione civile.

 

Esequie ad Ascoli e Amatrice

Sabato è stata la giornata del lutto. Per tutte le vittime, quelle del versante laziale e quelle del versante marchigiano, quelle nate in quei luoghi così belli nel cuore d’Italia e quelle che non sono nate neanche nel nostro Paese. Del lutto, ma anche della preghiera, che in questi casi compie il miracolo di accomunare gli animi al di là di ogni pur legittima diversità, come se nascesse dal profondo di quella misteriosa solidarietà che unisce gli uomini per il solo fatto di essere tali. Ad Ascoli Piceno i funerali di Stato sono stati celebrati dal vescovo, monsignor Giovanni D’Ercole, alla presenza di tutti i vertici istituzionali, a cominciare dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Che prima di raggiungere la città marchigiana, dove ha visitato anche i feriti in ospedale, ha fatto sosta ad Amatrice e ad Accumoli. Incontrando gli operatori impegnati nei soccorsi, il capo dello Stato ha detto loro quel che ogni italiano vorrebbe poter dire: “Grazie per quello che fate”. Ad Amatrice il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, ha celebrato la messa martedì 30 agosto alle 18. Un rito funebre in assenza delle salme perché molte famiglie hanno già voluto portare con sé i loro cari. Del resto in questi giorni si stanno svolgendo funerali anche in altre località. Venerdì pomeriggio, ad esempio, il vescovo di Albano ha celebrato a Pomezia le esequie di sei vittime del terremoto. Ma il senso di queste celebrazioni resta profondamente unitario, come ha spiegato mons. Pompili a proposito del rito in programma ad Amatrice.

 

Verso la ricostruzione

Continua a pieno regime l’accoglienza degli sfollati, che sono circa 2.500, ma intanto si comincia a pensare alla ricostruzione. Venerdì sera vertice a Palazzo Chigi con il premier Matteo Renzi, il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio e i governatori della Regioni colpite. “La ricostruzione dovrà essere dei centri abitati come erano, certo più sicuri, ma mantenendo intatta la tradizione e le radici”, ha dichiarato al termine il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti, cui è affidata una sorta di regia degli interventi. E ha aggiunto: “Il primo segnale è che le scuole possano riaprire e l’attività scolastica possa riprendere il più presto possibile, è il primo segnale alle comunità locali che i loro figli posso continuare a studiare nel loro territorio”.

 

Le responsabilità nei crolli

L’altro fronte aperto è quello delle indagini della magistratura. Diciamolo: se è vero che ogni persona morta è “troppo”, è anche vero che il numero delle vittime di questo terremoto è palesemente sproporzionato rispetto all’entità demografica dei centri colpiti, anche mettendo nel conto tutte le presenze aggiuntive del periodo estivo. “No, quanto è accaduto non può essere considerato solo frutto della fatalità”: a dirlo è il procuratore capo di Rieti Giuseppe Saieva, che da subito è stato presente nelle aree colpite di sua competenza, sia per portare la sua personale solidarietà, sia per avviare immediatamente il percorso delle indagini. L’inchiesta muove dalle ipotesi di reato di omicidio colposo e di disastro colposo. Vi lavora un pool di quattro magistrati. Saieva racconta quel che ha visto con i propri occhi ad Amatrice: “All’ingresso del paese c’era una villa schiacciata sotto un’enorme tettoia di cemento armato. Poco lontano c’era anche un palazzo di tre piani che aveva tutti i tramezzi crollati. Devo pensare che sia stato costruito al risparmio, utilizzando più sabbia che cemento”. Ci sono poi tanti interrogativi aperti, in primo luogo il crollo di edifici pubblici anche recentemente ristrutturati, come la scuola. Adesso la polizia giudiziaria sta acquisendo la documentazione (progetti, licenze, collaudi ecc.) e non è facile recuperarla data la situazione sul campo. Comunque non è il momento dei giri di parole: “Se emergeranno responsabilità e omissioni, saranno perseguite – dice il procuratore di Rieti – e chi ha sbagliato, pagherà”. Sull’altro versante, anche la procura di Ascoli ha aperto un fascicolo d’inchiesta, per ora senza ipotesi di reato, per consentire tutti gli accertamenti legali necessari, affidati ai carabinieri del comando provinciale.