Danni da giustizia lumaca

Primo fra tutti: la fuga degli investitori stranieri

La giustizia deve essere anzitutto giusta, e ci mancherebbe. Ma la giustizia giusta è pure conveniente, è un volàno per lo sviluppo economico – oltre che sociale – di un Paese. Così come, al contrario, una giustizia lenta, farraginosa, mal tarata è una colossale palla al piede.

Beh, che la giustizia italiana sia più ombre che luci, non lo diciamo solo noi che la viviamo sulla nostra pelle, ma pure chi italiano non è, come quelle organizzazioni internazionali che la misurano. Come l’Ocse, per dire, che ci posiziona come ultimi tra tutti i Paesi europei per la durata media dei procedimenti civili. Insomma, la giustizia che regola affari, contratti, lavoro, status degli immobili…

Dice l’Ocse che il tempo medio – ripetiamo: medio – per la conclusione di un procedimento nei suoi tre gradi di giudizio, in Italia sfiora i 3mila giorni, cioè quasi 8 anni. Più del triplo della media europea, quasi 10 volte più che in Svizzera. A volte i frutti della giustizia italiana li raccoglie la generazione successiva, ed è tutto dire.

Per riscuotere un credito – insomma per incassare i soldi dovuti – ci si mette in media quasi tre anni. La nostra concorrenza vicina (Germania, Francia, Gran Bretagna) viaggia a velocità più che doppia. Va da sé che così si incoraggiano i furbi e i disonesti; si spaventano le imprese; le si aggravano di costi impropri (spese legali, oneri finanziari); si getta benzina sul fenomeno della corruzione. Insomma l’amaro pane quotidiano per ogni attività imprenditoriale italiana. Solo che questo pane non alletta per niente lo straniero che vorrebbe investire qui.

Infatti, se Gran Bretagna e Germania godono di investimenti esteri pari a 100, l’Italia si ferma ad un terzo. Cosa ci costa in termini globali? Mario Draghi ha fornito una cifra che fa pensare: 22 miliardi di euro, l’1,3% del Pil in meno. Quantificare i posti di lavoro che così vengono a mancare è difficile, ma una stima di 200mila potrebbe essere verosimile.

Tutta la giustizia italiana corre con la velocità di una lumaca zoppa? No, le differenze tra tribunali sono macroscopiche. E, per una volta, non c’entra niente il solito divario Nord-Sud: dipende molto da chi gestisce quei tribunali e come li fa funzionare. Così hanno numeri virtuosi in quel di Lanciano, Chieti (il migliore in Italia); e a Marsala, in Sicilia. Insomma funzionano quelli che adottano il metodo di smaltire le pratiche più vecchie prima di iniziare le nuove: niente arretrati, niente cause che si prolungano per decenni.

Quindi è anche questione di buona volontà, di capacità di utilizzare (meglio) l’informatica, di cambiare qualche regola che pare disegnata apposta per chi si comporta male, o comunque per la pletorica folla di avvocati che campa con le magagne della giustizia italiana. A Roma c’è lo stesso numero di avvocati che lavora nell’intera Francia. Basta, per avere almeno la percezione che qualcosa non va, che siamo ancora fermi a Bisanzio?