Faglie e Muri d’Europa

Nel romanzo “La zattera di pietra” lo scrittore portoghese e premio Nobel, José Saramago, ha anticipato temi oggi di grande attualità in questa Europa, in preda a convulsioni e traumi.

Nel romanzo “La zattera di pietra” lo scrittore portoghese e premio Nobel, José Saramago, ha anticipato temi oggi di grande attualità in questa Europa, in preda a convulsioni e traumi. Il romanzo racconta di una improvvisa profonda frattura lungo il confine tra la Francia e la Spagna e la conseguente navigazione di quella zattera di pietra nell’oceano verso orizzonti lontani, alla ricerca di un’identità propria alla penisola iberica. Saramago raccontò con la sua grande fantasia questa metafora di un’Europa “a pezzi” già trent’anni fa, all’indomani dell’allargamento dell’UE a Spagna e Portogallo, quando ancora non era caduto il muro di Berlino.

Adesso, a trent’anni di distanza, quell’intuizione potrebbe fotografare l’Unione Europea di oggi, le innumerevoli faglie che l’attraversano e i rischi che corre di disintegrarsi dopo quasi settant’anni passati a sostenere un processo di integrazione, prima commerciale, poi economica e monetaria, senza riuscire a saldarne le parti con il cemento dell’unione politica.

Questa dinamica non riguarda soltanto la frattura in corso tra la Gran Bretagna e il continente dopo lo sciagurato risultato di Brexit, a sua volta generatore di possibili rotture all’interno della Gran Bretagna, visto il recente rilancio secessionista della Scozia e i fremiti che si manifestano nell’Irlanda del nord.

Il nostro piccolo continente – sulla carta geografica, poco più di un promontorio dell’Asia – conosce faglie antiche e tensioni recenti tra i Paesi che lo compongono e che un giorno hanno deciso di unire i loro destini per evitare di diventare anch’essi “zattere” alla deriva in un mondo globale e turbolento.

Questo era già vero nel caso della piccola Europa occidentale, prima della caduta del muro di Berlino, tra i Paesi raccolti attorno alla Prussia prima e della Germania poi e altri Paesi più a ovest come la Francia, il Benelux e la Gran Bretagna. Tradizionale la faglia che da sempre attraversa il continente tra il nord, economicamente più sviluppato e di prevalente cultura protestante, e il sud in cronico ritardo di sviluppo e fortemente segnato dalla tradizione cattolica: due mondi, obbligati a convivere in un ridotto spazio geografico e a superare un passato di ricorrenti conflitti che non hanno esitato a ricorrere alle armi.

Più recente la faglia che attraversa l’Europa in senso verticale, tra i Paesi da decenni nell’Unione Europea ad ovest e quelli a est, entrati nell’UE nel decennio scorso, reduci dal lungo inverno sovietico. Ad alimentare la tensione su questa faglia i Paesi del Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica ceca), gelosi della loro ritrovata indipendenza e ubriachi di una presunta “sovranità nazionale” a partire dalla quale vorrebbero riprogettare l’Unione Europea come una confederazione di nazioni indipendenti.

Ma come se queste faglie – e non sono le sole – non bastassero a terremotare questa Unione disunita, c’è anche chi fa a gara a costruire muri, proprio su antiche e recenti faglie, nell’illusione che questo fermi la pressione migratoria e salvaguardi le identità nazionali. Difficile tenere una lista aggiornata di questi muri: da quelli della Spagna verso il Marocco a quelli che si moltiplicano nei Paesi dell’est, ma che non mancano nemmeno a nord tra Francia e Gran Bretagna, senza dimenticare gli ostacoli posti alla libera circolazione tra i Paesi scandinavi.

A questi muri fisici si aggiunge in questi giorni anche il rischio di un “muro contro muro” tra Bruxelles e l’Italia, particolarmente pericoloso perché può generare una tensione politica, se non addirittura istituzionale, tra l’UE e uno dei suoi Paesi fondatori. L’occasione è il contenzioso provocato dalla “legge di bilancio” italiana con il superamento della soglia convenuta del deficit nel 2017.  Sono volate parole grosse da Roma verso Bruxelles, non solo da parte di Matteo Renzi ma anche del più mite ministro delle finanze, Pier Carlo Padoan. Ad aggravare lo scontro, la vigilia del voto sulla riforma costituzionale in Italia e il clima che si va surriscaldando per le prossime elezioni in Olanda, Francia e Germania: in ballo, più che lo scostamento dello 0,1% del deficit italiano pesano le percentuali di voto alle prossime tornate elettorali.

C’è da sperare che tutto questo non consolidi i muri e le faglie esistenti in Europa esponendo questo continente malandato al pericolo di diventare tutto intero una “zattera di pietra” alla deriva in un mondo sempre più turbolento.