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Norcia si prepara a risorgere, nel segno dell’ora et labora

In una Norcia oramai "Zona Rossa", dopo la scossa di magnitudo 6.5 di domenica 30 ottobre, si pensa a ricostruire. Le lacrime per le case e le chiese distrutte sono mitigate dalla consapevolezza che non ci sono state vittime."Dobbiamo sentirci protetti da san Benedetto e salvati da Dio. È stato un miracolo” dice il vice priore della Comunità benedettina di Norcia, padre Benedetto Nivakoff, che esorta a riscoprire l'eredità dell'esperienza benedettina, "Ora et Labora", per ridare forza e slancio a queste terre segnate dalla tragedia.

“Tutto questo monastero che io ho costruito e tutte le cose che ho preparato per i fratelli, per disposizione di Dio Onnipotente, sono destinate in preda ai barbari. A gran fatica sono riuscito ad ottenere che, di quanto è in questo luogo, mi siano risparmiate le vite”. Parte da un noto episodio della vita di san Benedetto – narrato da Papa Gregorio Magno nei suoi “Dialoghi” – padre Benedetto Nivakoff, vice priore della Comunità benedettina di Norcia, per raccontare il sisma del 30 ottobre scorso che ha distrutto la chiesa del Santo e reso inagibile pressoché tutta la città dentro le mura storiche, senza tuttavia provocare morti.

La profezia di san Benedetto. “La profezia delle distruzioni del monastero di Montecassino (Longobardi nel 577, Saraceni nell’883, terremoto nel 1349, ndr.) mi ricorda quella di oggi di Norcia – dichiara il religioso – le lacrime del Santo davanti alla visione del crollo delle mura monastiche sono le stesse nostre. Soffrire e piangere per la caduta di un edificio è comprensibile – noi celebriamo la dedicazione delle Chiese, ovvero il loro compleanno – ma più importante ciò che vive al suo interno. Se si fa il giro delle mura della città colpisce che tutte le chiese hanno subito dei crolli, le case sono distrutte o inagibili ma ci consola il fatto che non abbiamo avuto perdite di vite umane.

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