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Che cosa prevede la riforma delle Bcc

Convegno a Bene banca: "Il Credito cooperativo non perderà il suo legame con il territorio"

Un opuscolo informativo, consegnato ai partecipanti, e numerosi relatori, che si sono alternati al tavolo. Così, nell’incontro che ha organizzato lo scorso 11 novembre nella sala Audino, Bene banca ha cercato di spiegare come la riforma del Credito cooperativo modificherà il mondo delle Bcc. Che tuttavia, è stato ripetuto più volte, non perderanno le loro peculiarità, soprattutto il legame con il territorio.

Che cosa stabilisce 
la riforma
La riforma del Credito cooperativo - è la legge 49 del 2016 - stabilisce che le Bcc, “banche di territorio a mutualità prevalente”, per continuare ad esistere debbano aderire al Gruppo bancario cooperativo, un ente nazionale a cui dovranno fare capo anche realtà (relativamente) piccole come Bene banca. 
“Le Bcc - si legge nell’opuscolo di Bene banca - sottoscriveranno un contratto di coesione, che disciplinerà il funzionamento del Gruppo bancario cooperativo. Le Bcc rimarranno titolari dei propri patrimoni e manterranno gradi di autonomia gestionale in funzione del livello di rischiosità da sviluppare nell’ambito degli indirizzi strategici e degli accordi operativi concordati con la Capogruppo del Gruppo bancario cooperativo, della quale manterranno il controllo societario, detenendone la maggioranza del capitale”.
Alcune caratteristiche peculiari delle Bcc non saranno modificate dalla riforma. Queste banche saranno titolari della loro licenza bancaria, erogheranno il credito prevalentemente ai soci, destineranno almeno il 70% degli utili a riserva indivisibile, erogheranno almeno il 95% dei prestiti nella loro zona di operatività e saranno sottoposte a revisione cooperativa (verifica della persistenza dei requisiti mutualistici) con cadenza biennale; l’assemblea dei soci continuerà, inoltre, a nominare il Consiglio di amministrazione e il Collegio sindacale secondo il principio per cui a una testa corrisponde un voto.
Aumentano invece il numero minimo di soci che ogni Bcc deve avere (da 200 a 500) e il capitale detenibile da un singolo socio (da 50 a 100mila euro).

“Ormai i tempi 
sono maturi”
“I tempi sono maturi, bisogna partire con il nuovo assetto entro il 2017: cogliamo l’opportunità della riforma in senso positivo, le Bcc saranno più competitive e forniranno prodotti e servizi a elevato grado di complessità tipici di un’economia globalizzata”, ha dichiarato il presidente di Bene banca, Pier Vittorio Vietti, ribadendo che “si manterrà il legame con il territorio”.
All’incontro è intervenuto anche Sergio Chiamparino, presidente della Regione. “La massiccia presenza di pubblico in questa sala prova il legame con il territorio”, ha detto il governatore del Piemonte, che ha poi sottolineato come “ciò che fa la differenza sono le persone che lavorano in modo trasparente, mantenendo un rapporto diretto con i clienti”.
“Mi auguro che sia una riforma rafforzativa per le Bcc”, ha commentato Claudio Ambrogio, sindaco di Bene Vagienna. Il primo cittadino ha ricordato come “le Bcc sono pedine fondamentali per il territorio”.
“In questo cambiamento, che è necessario, le Bcc non perderanno la loro identità”, ha affermato Alessandro Azzi. Il presidente di Federcasse ha inoltre ribadito che “quanto più una Bcc è solida, tanto più sarà autonoma”.
Ha seguito i lavori della riforma “da vicino” Mauro Maria Marino, presidente della Commissione finanze e tesoro del Senato, anche lui intervenuto al convegno di Bene banca. Marino ha sottolineato che si potrebbe parlare di “autoriforma”, dal momento che Federcasse e Governo hanno lavorato insieme, evitando così che le nuove normative piovessero dall’alto sulle Bcc.
Il nuovo assetto delle Bcc si fonderà sul Contratto di coesione, che è “l’elemento centrale della riforma”. Lo ha spiegato, nel suo intervento, Luciano Matteo Quattrocchio, docente di Economia e direzione delle imprese all’università di Torino. 
Il legame con il territorio è un valore che ha reso grande la provincia di Cuneo: per le imprese della Granda è stato infatti decisivo poter contare su banche locali e associazioni di categoria, come ha ricordato Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere Piemonte. Ecco perché “è un dovere presidiare i valori della nostra provincia”.
Conclusioni affidate a Giovanni Quaglia, ex presidente della Provincia di Cuneo. “Una componente decisiva per la crescita del nostro territorio, che fino a non molti lustri fa era «il mondo dei vinti», è la presenza di numerose Bcc - ha detto -. Non bastano gli algoritmi che si inseriscono nel computer, ma servono le persone per rispondere alle esigenze del territorio”.