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Le opere avviate nell’Anno santo, segni che parlano alla comunità

L’emporio sociale, la mensa per i poveri e la casa di accoglienza di via Matteotti sono ora un patrimonio della diocesi; attraverso queste opere la comunità continuerà a dare da mangiare, da vestire e un tetto a chi ne ha bisogno

Nell’Anno giubilare Papa Francesco ci ha invitati a compiere dei gesti, a “realizzare delle opere di misericordia”. Ora, chiuse le porte sante, la misericordia va in soffitta? Ne abbiamo parlato con il direttore della Caritas diocesana Nino Mana.

Cosa ci lascia questo anno “intenso” dedicato alla Misericordia?

A Fossano abbiamo concretizzato alcune specifiche opere di misericordia: il “dar da mangiare” attraverso la mensa e l’emporio, il “vestire” sempre attraverso l’emporio e l’accoglienza attraverso la casa di via Matteotti (che inaugureremo ufficialmente sabato, alla presenza del vicario don Derio Olivero; il vescovo, non potendo essere presente il giorno dell’inaugurazione, è venuto nei giorni scorsi a visitare la struttura). 

La nostra intenzione era ed è che queste opere restino come un “segno”. Il segno parla da solo; non ha bisogno di altre parole. Queste opere continueranno a parlare alla comunità. Ma non solo. Continueranno a svolgere la loro funzione. Che è quella di offrire, appunto da mangiare, da vestire e un tetto a chi non ce l’ha.

L’anno giubilare ha inciso nella sensibilità delle
persone, nella comunità?

Direi di sì; proprio perché si è concretizzato in “opere”. Attorno a queste opere si è creata una nuova disponibilità di volontari, anche superiore alle esigenze. La Caritas ha molte attività e molti ambiti di volontariato e quindi c’è spazio per tutti.

Dunque, con la chiusura delle porte sante non si può pensare di mandare in soffitta anche la misericordia; ne abbiamo ancora bisogno...

Altroché! Ci tengo anzi a precisare che le opere avviate non sono “roba della Caritas” ma sono patrimonio della comunità; la Caritas le ha avviate, anche con fatica, e ora contiamo che la comunità le senta sue, se ne faccia carico. Anche il prendersi cura di queste opere è una forma di evangelizzazione, un segno dell’essere cristiani.

A che punto sono le opere avviate, emporio, mensa e casa di accoglienza?

L’emporio sta andando bene; è il frutto della riorganizzazione del servizio che prima svolgevano le Caritas parrocchiali che continuano a tenere i rapporti con le famiglie; sono i Centri di ascolto delle Caritas parrocchiali a segnalare le necessità; l’obiettivo è di accompagnare questi nuclei famigliari verso l’autonomia. 

Per la distribuzione del vestiario si è creata una bella collaborazione con la coop. “Il Ramo” a cui dirottiamo i vestiti usati che la gente ci porta; i nostri volontari prestano servizio presso la cooperativa. 

Per quanto riguarda la casa di via Matteotti, abbiamo accolto quattro famiglie, sei donne richiedenti asilo e da lunedì abbiamo anche aperto il dormitorio maschile che dispone di sette posti letto (attualmente ospitiamo tre persone).

Infine c’è la mensa realizzata in collaborazione con i frati Cappuccini; dopo un periodo di collaudo abbiamo definito un preciso regolamento. Si tratta di un servizio necessario e molto fruito.

Papa Francesco ha lanciato numerosi appelli per l’accoglienza dei rifugiati, come segno giubilare. Cosa sta facendo la nostra diocesi in questa direzione? 

Attraverso la casa di via Matteotti, come dicevo, diamo ospitalità a sei donne richiedenti asilo. Inoltre la diocesi ha messo a disposizione della Prefettura la struttura di Frabosa Soprana che in passato era stata utilizzata come casa per attività di formazione e vacanze sia dal Cif che dall’Azione cattolica e che ultimamente non aveva più avuto alcun utilizzo. La Prefettura l’ha assegnata alla coop. “Alpi del mare” e attualmente a Frabosa sono ospitati una quarantina di richiedenti asilo. Inoltre si stanno attivando alcune comunità parrocchiali per accogliere coppie di richiedenti asilo nelle canoniche; una famiglia è stata accolta nei giorni scorsi a Genola, un’altra a Villafalletto e a Centallo. Si sta predisponendo un alloggio allo Spirito Santo e altri spazi si stanno allestendo in altre parrocchie. Come Caritas siamo impegnati per seguire questo percorso di accoglienza.