Empatia, ascolto e compassione…

Una delle "opere di misericordia" più difficili è "sopportare pazientemente le persone moleste". Il servizio delle suore del Cottolengo di Cuneo.

cuneo.
“C’è un’opera di misericordia che forse non mettiamo in pratica come dovremmo”, ha detto Papa Francesco nell’udienza di mercoledì 16 novembre scorso. Si tratta del “sopportare pazientemente le persone moleste”. Innanzitutto perché bisogna capire chi siano; il Papa le ha indicate come coloro “che possono dar fastidio, ...che sono poi quelli più vicino a noi: tra i parenti c’è sempre qualcuno, sul posto di lavoro non mancano, e neppure nel tempo libero ne siamo esenti”.

Lamentarsi, sport nazionale

“A volte è l’anziano, ma non solo”, ci dice suor Gabriella, originaria della provincia di Como, che da due anni è superiora della Piccola Casa della Divina Provvidenza del Cottolengo a Cuneo (gestita insieme ad altre nove suore; con 50 ospiti, 15 suore anziane, e malati di Alzheimer. Anche se, di questi ultimi, non si occupano loro direttamente). Un’esperienza di missione, la sua, che abbraccia diverse tipologie di persone; anziani, disabili e giovani, com’è tipico della vocazione cottolenghina. “Ci sono anche degli individui - ci tiene a precisare - che nella vita non hanno avuto soddisfazioni, e, da qualsiasi parte siano, hanno sempre qualcosa di cui lamentarsi”.

“Si lamentano - aggiunge Suor Lidia, una sua consorella - che adesso non è più come in passato. I giovani non ti danno il posto in pullman, ti deridono, e non trovi chi ti aiuta... Una lamentela continua, insomma, che può però avvenire anche in famiglia, con frasi del tipo; ma come, non è ancora pronto? Ho lavorato tutto il giorno e tu invece cosa hai fatto? Per non parlare di quelli che vogliono continuamente essere al centro dell’attenzione, e che, durante un discorso, ti tirano sempre fuori i loro punti di vista, i loro mali, le loro esperienze passate, le loro frustrazioni personali. Le persone moleste possono anche essere quelle che trovi in strada, noiose. I nostri ospiti, gli anziani e disabili, sono piuttosto persone malate, che hanno i loro bisogni da esprimere”.

Un “servizio” nato oltre un secolo fa

Il servizio che le suore del Cottolengo svolgono a Cuneo fin dal lontano 1899 si fonda su un’attenzione premurosa verso la persona. Che è al centro e nel cuore di coloro che vivono questa spiritualità; l’empatia e la compassione, come capacità imprescindibili, per poter stabilire un’efficace relazione di cura con l’ospite e i suoi familiari. Ma come si fa ad essere empatici con chi si lamenta sempre? 

“Bisogna entrare un po’ nella loro dimensione di vita - continua suor Gabriella -. Quando penso che ci sono coloro che, in qualsiasi modo tu fai, non va mai bene... Se dici che sono brave ti rimproverano, quasi risentite. Oppure se le incoraggi sembra che, per te che lo dici, sia sempre tutto facile! Però è poi necessario considerare che, se una persona è malata, nella personalità e psichicamente, non può agire in modo diverso da quanto detto prima, perché c’è una richiesta costante di attenzione, di qualcosa che le è mancato nella vita, e che da anziana deve assolutamente esprimere. Dicendoti che una cosa non va e l’altra nemmeno, vuole che tu ti avvicini a lei e che assolutamente la ascolti”. “Infatti non bisogna contraddirle - aggiunge suor Lidia - ma lasciarle dire, ascoltandole”.

Inoltre, nella vita, possono accadere delle situazioni tali, per cui una persona negli anni cambia, assumendo un atteggiamento lamentoso, che non aveva invece in passato. Suor Gabriella pensa, per esempio, a “quando muore un figlio; i lutti condizionano molto. Con la fede, attraverso le persone vicine, chi ne è coinvolto riesce a trovare conforto e senso di questa sua sofferenza, e non altrimenti. Il pensiero che anche Gesù abbia sofferto, e che il dolore personale possa essere nuovamente offerto a lui, può dare serenità. Se la personalità matura, allora si diventa dono per gli altri, se invece ci si ripiega su se stessi, ciò che avviene intorno a noi ci fa sentire non realizzati”.

Al contrario, i principi umani e relazionali delle suore del Cottolengo si fondano invece sull’accoglienza, intesa come capacità di farsi carico della persona nella sua globalità, sulla responsabilità, come valorizzazione delle risorse umane e professionali, sulla centralità dell’ospite, sull’attenzione alla qualità della relazione, con un enorme lavoro interiore, fatto anche su se stesse.

“Altrimenti - ci dice convinta suor Lidia -, diventiamo pure noi persone incapaci di sopportare. Se non lavoriamo su noi stessi diventiamo dei piagnucolosi. Per non stancarsi degli altri, se nella mia missione rientra anche quest’opera di misericordia, bisogna quindi chiedere l’aiuto del Signore. Vigilando, con l’esame di coscienza giornaliero, con la confessione e la guida spirituale. Poi è altrettanto vero che non tutti i momenti sono uguali, e si può anche perdere la pazienza!”

“Bisogna inoltre avere conoscenza di sé e delle proprie reazioni - conclude suor Gabriella -. Per esempio, se davanti ad una persona che passa e mi dice qualcosa io resto male, devo chiedermi il perché. A volte, in fondo, abbiamo delle reazioni abnormi di fronte ad un evento che non è poi così importante come il fatto di conoscersi; nel quotidiano, nel rapporto con gli altri, che vedono qualcosa di me, di cui io non mi accorgerei altrimenti. Poi, per noi consorelle, è altrettanto importante il confronto comunitario; ci conosciamo tutte e le loro correzioni pongono in me delle domande sul mio modo di comportarmi. Mi metto perlomeno in discussione, per capire se sia vero quanto mi è stato fatto notare. Insieme al silenzio, alla preghiera, ai sacramenti, sono tutti mezzi per crescere dentro di noi e per avere la forza di accogliere gli altri, come loro stessi accolgono noi. Con i nostri limiti e le nostre debolezze, che tutti abbiamo”.