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Quando i presepi fioriscono anche sulle macerie

Le popolazioni terremotate si preparano a vivere il loro primo Natale. Un Natale precario, essenziale e fragile, tuttavia, dice l'arcivescovo di Norcia, “dentro queste macerie la speranza non è mai venuta meno”

Un presepe recuperato dai Vigili del Fuoco, “a rischio della vita”, da sotto le macerie e di ciò che resta della pericolante torre campanaria del santuario della Madonna Bianca, ad Ancarano, borgo nei pressi di Norcia, distrutto dal sisma del 24 agosto, 26 e 30 ottobre. Da qualche giorno accoglie chi arriva nel vicino campo di accoglienza: camper, tende e roulotte, disposte attorno ad una tensostruttura che diventa, all’occorrenza, mensa, luogo di riunione e ludoteca. Quasi una piccola “Alamo” di resilienti per nulla disposti ad arrendersi al terremoto, anzi. Tenaci e risoluti a ricostruire ancora. “Per noi sarà un Natale diverso – raccontano Andreina e Silvana, che nel sisma hanno perso le case – non abbiamo più nulla. Ci stringeremo insieme come una grande famiglia. Ci aspettano momenti difficili ma dobbiamo ricominciare”.

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