18.01.2017

“Desideriamo l’amore, vorremmo avere più tempo, abbiamo paura della morte” (dal film Collateral beauty)

Nella vita di tutti ci sono tre aspetti importanti: l’amore, il tempo, la morte. Proprio come dice il protagonista del bel film “Collateral beauty” in proiezione in questi giorni a Fossano: “Desideriamo l’amore, vorremmo avere più tempo, abbiamo paura della morte”.
Innanzitutto desideriamo l’amore. Abbiamo bisogno dell’amore come dell’aria che respiriamo. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci ami, ci ascolti, ci accetti così come siamo, ci perdoni, ci stimi, condivida progetti e paure, ci aiuti, ci conforti. Qualcuno con cui essere noi stessi senza paura, che ci accolga e ci riscaldi. Abbiamo bisogno di qualcuno a cui voler bene, di cui prenderci cura, a cui pensare, a cui dedicarci. Spesso abbiamo bisogno di energie per risollevare un amore che si sta spegnendo o per sognare ancora un futuro per i nostri affetti.
In secondo luogo vorremmo avere più tempo: ogni giorno ci servirebbero più ore, ogni ora vorremmo avesse 120 minuti, ogni minuto vorremmo si potesse dilatare. Ci manca il tempo per stare dietro l’agenda, dietro le scadenze di lavoro; ci manca il tempo per dedicarci alle cose che ci appassionano, per stare con le persone care, per provare ad aprire le nuove possibilità che la vita ci offre.
Ed infine abbiamo paura della morte che pone fine ad ogni amore e che congela per sempre il tempo. Abbiamo paura della morte che ferma le nostre attese e spacca i nostri affetti.
Il film citato si gioca proprio su questi tre temi: amore, tempo, morte. È una bella occasione per trovarci a riflettere su tali questioni. Poiché viviamo in un contesto sempre più ripiegato sulla questione “procedurale”. Interessa il funzionamento, non il senso; interessa il funzionamento, non il fondamento. Corriamo ogni giorno per “far funzionare” le cose: sul lavoro, in casa, negli affetti. La nostra mente è impegnata a “far quadrare” e non abbiamo più aiuti per trovare un senso, un gusto al nostro correre. Neppure siamo aiutati a capire il giusto modo di abitare il tempo e tanto meno siamo aiutati a riflettere sulla morte, per non essere inghiottiti dalla sua assoluta assurdità e dalla paura che ci provoca. A livello pubblico non abbiamo luoghi per riflettere su tali questioni. Ormai le dobbiamo affrontare “da soli”. Sono questioni relegate alla coscienza privata. Ognuno se la sbriga da sé. Così tutto diventa tremendamente faticoso e precario: faticoso e precario l’amore, faticoso e precario il nostro vivere quotidiano, faticoso e fragilissimo il modo di affrontare la morte. Manca un riferimento comune a tali vicende umane. Pertanto sarà bello ritrovarsi nella stessa sala cinematografica a pensare all’amore, al tempo e alla morte. Un piccolo inizio per tornare a sapere che questi aspetti della vita non sono solo privati, ma sono di tutti. Sono questioni della società e dell’umano che è di tutti. E, per i credenti, sarà una bella riscoperta della vitalità del Cristianesimo, che si gioca proprio sull’amore, il senso del tempo e la lotta alla morte.