25.01.2017

Buon compleanno!

Ieri sono stato dalle nostre suore Domenicane a festeggiare un “compleanno” particolare: ottocento anni dell’istituzione del loro ordine religioso. Oggi nella messa abbiamo festeggiato un compleanno e un anniversario di matrimonio. Che cosa significa festeggiare un compleanno o un anniversario? Significa riflettere sul nostro modo di stare nel tempo. Ogni compleanno ti chiede: “Come stai nel tempo? Come vivi il tuo passato, il presente e il futuro?”. Innanzitutto il passato. Rispetto al tempo passato noi corriamo due rischi: considerarlo come un elastico o come un macigno. Un elastico: cioè qualcosa che ci tira indietro. Pensate a tutte le volte in cui, guardando il passato, in particolare i momenti belli, siamo presi dall’effetto “elastico”: più ci pensiamo e più siamo tirati indietro da questo ricordo. Sono le volte in cui diciamo: “Com’era bello il tempo quando ero giovane, come era bella la vita quando studiavo, come era bello il lavoro che facevo prima…”. L’altro pericolo è quello di vedere il passato come un macigno, un peso. Capita quando pensiamo agli errori commessi e diciamo: “Come sono stato stupido a fare quella scelta, quanto ho sbagliato a non cogliere quell’opportunità”. In questi casi il passato ci pesa sulle spalle, rende triste il nostro cammino. In realtà il passato dovrebbe essere visto come una sorgente. Cioè dovremmo pensare agli anni passati per trovarvi le cose belle che abbiamo ricevuto e che abbiamo costruito. E ringraziare. Abbeverarci al passato come ad una sorgente per vivere grati. In secondo luogo troviamo il futuro. Anche rispetto al tempo che ci sta davanti corriamo due rischi: l’evasione o la minaccia. A volte pensiamo il futuro come evasione. Sono le volte in cui sogniamo ad occhi aperti dicendo: “Come sarebbe bello se domani tutto cambiasse magicamente: il lavoro che faccio, le persone che mi sono accanto, i politici, la sanità…”. Ma sappiamo che le cose non cambiano magicamente e pertanto, dopo questi sogni astratti, ritorniamo alla realtà delusi e rassegnati. L’altro pericolo è vedere il futuro come una minaccia: “Chissà quali cose tremende ci sta riservando il futuro! La crisi può solo peggiorare, il terrorismo non verrà debellato, i valori sono sempre più disattesi…”. E così il domani, al posto di appassionarci, ci spaventa. Invece dovremmo guardare il futuro come una promessa, cioè un insieme di possibilità che si stanno aprendo per noi. E dunque il domani è da guardare con desiderio e fiducia. Il futuro è una promessa di Dio. Ecco come guardare il tempo: il passato è una sorgente, ringrazia; il futuro è una promessa, desideralo con fiducia. Vivi oggi grato e fiducioso.