“Fogli d’arte”: una collettiva grafica a Cuneo

A Cuneo presso la sala di "Officina delle Arti in corso Giovanni XXIII 24.

Inaugurata già lo scorso 28 gennaio, resterà aperta fino al prossimo 4 marzo (almeno così si dice ma poi proseguirà cambiando le opere ma non i protagonisti) a Cuneo presso la sala di "Officina delle Arti in corso Giovanni XXIII 24 la rassegna collettiva di grafica "Fogli d'Arte: storie cartacee di autori contemporanei" che vede presentati incisioni realizzate da Michelangelo Biolatti, Cesare Botto, Michele Bruna, Maurizio Cavallera, Cristiano Fuccelli, Sonia Gavazza, Oscar Giachino, Adriana Giorgis, Bruno Giuliano, Paolo Giuliano, Danilo Mondino e Marco Tallone.

Una mostra interessante con opere di dodici artisti, alcuni dei quali non sono soliti cimentarsi con questa tecnica che molti considerano minore ma che in realtà consente di raggiungere risultati di grandissimo valore

oltre che di grande impatto emotivo.

La rassegna a me ha suscitato grande interesse sotto molti punti di vista.

Intanto perchè lì ho incrociato alcuni artisti conosciuti da tempo come Cesare Botto e Adriana Giorgis con espressività tecniche che non avevo ancora visto (colpa mia) assieme a tanti giovani (e meno giovani) che mi fatto dire che la provincia cuneese può vantare incisori bravi anche tra le generazioni più recenti affacciatesi alla ribalta.

In questo caso mi riferisco a Michele Bruna, Cristiano Fuccelli, Danilo Mondino e Marco Tallone, tutti nella loro espressività, tra loro assai diversi ma tutti egualmente interessanti sia per il mezzo tecnico incisorio utilizzato e sia per i temi sviluppati.

Il primo presenta un'opera aniconica realizzata con la moderna tecnica del gum print o stampa alla gomma,  una tecnica che con mezzi relativamente poveri (una fotocopia, della gomma lacca e della gomma arabica), permette di realizzare una limitatissima edizione di stampe. Così, ingrandendo una immagine in origine figurativa, realizza una immagine informale di grande suggestione.

E' una soluzione cercata, con altri mezzi tecnici (il monotipo o la calcografia), anche in questo caso partendo da una immagine figurativa ma evidenziandone un particolare minuscolo il cui l'artista destruttura con il segno il particolare naturalistico fino a renderlo una immagine "altra di grande impatto visivo.

Danilo Mondino , viceversa, si muove in forme geometriche che per un verso richiamano esperienze illustri (da Fausto Melotti a Luigi Veronesi per restare soltanto in Italia) mentre quanto al segno mi ricorda (chissà poi perchè) Armando Donna.

Infine Marco Tallone, che spazia tra acquerello, incisione e pittura ma che con questa singolari e caratteristiche acqueforti (e acquatinta) mi rimanda a tutta una grande tradizione italiana (l'ho già ricordato altre volte) guardata con attenzione per carpire i segreti tecnici ma estrinsecata poi in forme personali di grande impatto e suggestione.

Oscar Giachino con le sue acqueforti, ripropone un segno grafico che è stato un tempo caro a Mario Calandri ma che l'artista "legge" (è un mio sommesso parere) in maniera più libera e con un segno meno tormentato.

Michelangelo Biolatti entusiasma per la sua capacità di accostare più tecniche incisorie (acquaforte, cera molle puntasecca) per riproporci un albero che nasce in forme pulite e al tempo stesso graffianti del segno.

Una sorpresa per me è stato vedere le opere di Maurizio Cavallera con le sue litografie di gusto retrò rese con un segno limpido e sicuro a costruire un discorso narrativo di intensa suggestione.

Mi ha molto interessato il lavoro di Bruno Giuliano con quel segno fratto e sicuro, a rendere uno sorcio di paesaggio o un gruppo di palme, che mi rimanda alle esperienze di artisti come Duilio Rossoni e Paolo Manaresi..

Sonia Gavazza, unendo il monotipo alla xilografia, ci consegna una immagine quasi di vita quotidiana con quell'uomo che sembra guardare a chi l'osserva con un senso di inquietudine.

Paolo Giuliano viceversa, con l'utilizzo assai intrigante dell'acquaforte, ci rende invece una immagine che sembra trasferire la figura in un contesto "altro" dove il segno si fa dominante  ed allo stesso tempo  "smarrito" nel buio di un mare inquieto.

Come ho detto all'inizio, non avevo fin qui visto le incisioni di Adriana Giorgis che ripropone due splendide immagini del 1985 della sua Cuneo del cuore di grande impatto emotivo mentre Cesare Botto mi appare molto più significante nell'acquaforte dedicata alla sua vecchia Cuneo che non nella litografia appoggiata a schemi pittorici recenti fin troppo abusati.

Nella brochure una sintetica ma esauriente scheda di presentazione di deve a Serena Revelli.

Come è stato scritto, " Un omaggio ai 'fogli d'arte' e alla tecnica, le opere in mostra, ancora una volta, restituiscono al visitatore, maestria ed immutata modernità. L’Officina delle Arti, si conferma una piccola ma attiva realtà cuneese nel panorama artistico, fucina creativa che lavora a volte con giovani talenti altre volte, come in questa mostra, con artisti affermati e di livello, regalando sempre nuove opportunità d’arte alla città e agli autori".

Come detto inizialmente, la mostra (con le opere attuali) termina il 4 marzo; ma da quel momento in poi gli stessi artisti riproporranno altre loro opere grafiche fino ad aprile e quindi (se cogliete l'occasione) potete ancora vedere le opere adesso esposte e poi tornare per il seguito (attenzione chiuso la domenica).