Crf-H1-M-728x90 OK

Stop ai voucher, Zamagni: “Il lavoro flessibile va tutelato, ora ci vuole una nuova legge”

"Avendo esagerato, oggi ci troviamo senza uno strumento che gli altri Paesi hanno per permettere queste minime quanto necessarie forme di flessibilità. Questo non soddisfa né le imprese, né quanti ne beneficiavano"

Stop ai voucher dal 1° gennaio 2018. Così il Consiglio dei ministri venerdì 17 marzo ha “disinnescato” la miccia del referendum previsto per il prossimo maggio, con un decreto legge che abolisce i buoni lavoro da 10 euro lordi (7,5 euro netti) per pagare le prestazioni accessorie, introdotti dalla Legge Biagi nel 2003 e che avevano registrato un grande sviluppo, accompagnato però da abusi nel loro utilizzo. Inserite nel testo pure le nuove norme sugli appalti, in modo da superare anche il secondo quesito referendario proposto dalla Cgil. “L’Italia non aveva certo bisogno nei prossimi mesi di una campagna elettorale su temi come questi”, ha spiegato in conferenza stampa il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, aggiungendo che questo era anche “l’orientamento maturato nelle ultime settimane in Parlamento”. Ora, ha osservato Gentiloni, si apre una “nuova stagione” per regolare “in maniera seria” il lavoro saltuario e occasionale. “La storia dei voucher in Italia costituisce un’ulteriore conferma di come una misura di per sé valida possa degenerare nel corso del tempo. Noi siamo unici al mondo per questa ‘capacità’”, rimarca al Sir l’economista Stefano Zamagni, intervistato subito dopo il varo del decreto legge.

Professor Zamagni, il provvedimento del Governo nasce solo per evitare il referendum?

Sì, l’esecutivo, sapendo che la Cgil avrebbe vinto la consultazione referendaria, ha giocato d’anticipo. Ma la cancellazione totale non è la soluzione ottimale. Sarebbe stato meglio tornare alla lettera e allo spirito della legge Biagi.

Ossia?

I voucher nacquero con la legge Biagi del 2003…

Continua a leggere